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Fortunatamente non è andata così.


Noi qui l'avevamo detto!
18 novembre 2008
 



ZCZC

AGI2125 3 POL 0 R01 /

RAI: GIOVANI PD, FAVOREVOLI A ZAVOLI PRESIDENTE VIGILANZA RAI =

(AGI) - Roma, 6 ott. - "E' arrivato il momento che con un atto

di responsabilita' maggioranza e opposizione diano seguito

all'appello del Presidente della Repubblica e procedano quanto

prima all'elezione del presidente della commissione di

vigilanza Rai". Lo dichiara Luciano Nobili, del coordinamento

nazionale dei Giovani Democratici che aggiunge: "In particolare

condivido la proposta di Pierluigi Diaco di scegliere come

Presidente una figura come Sergio Zavoli, il cui altissimo

profilo politico e personale garantisce equilibrio, onesta' e

indipendenza. Inoltre non possiamo dimenticare che il suo nome

e' legato ad un'idea di televisione legata a qualita' e

professionalita', proprio quello di cui oggi si sente

profondamente bisogno". Il giornalista Pierluigi Diaco, sul suo

blog, aveva lanciato un appello a tutte le forze politiche, ma

al Pd in particolare: "Sarebbe un gesto pieno di significato se

la politica rimettesse al lavoro il grande Sergio Zavoli -

scrive Diaco -. Magari come Presidente della Commissione

Vigilanza Rai. Il popolare giornalista, ex presidente Rai,

oltre che uomo di raro equilibrio che gli deriva anche

dall'eta', di tivu' e dinamiche politiche non deve imparare

niente da nessuno. E darebbe ad entrambi gli schieramenti le

dovute garanzie d'imparzialita' e gestione super partes.Sarebbe

un atto di grande generosita' e intelligenza se il Pd

proponesse Zavoli alla guida della Commissione Vigilanza Rai".

(AGI)

Red/Cau

061117 OTT 08

NNNN



http://www.affaritaliani.it/mediatech/rai-sergio-zavoli061008.html



permalink | inviato da marioemario il 18/11/2008 alle 21:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
POLITICA
L'unità sindacale non è un valore, l'opportunismo neanche
15 novembre 2008

L'Italia ha bisogno di rinnovare il proprio sistema di relazioni industriali. Sul piano legislativo, delle prassi, delle strategie degli attori, delle scelte dei lavoratori, della regolazione delle risorse pubbliche.

Questo cambiamento passerà anche attraverso la rottura del mito dell'unità sindacale. Non c'è motivo di sperare che gli attori sindacali, paradossalmente fin troppo plurali ormai nel nostro Paese, si presentino sempre coalizzati e con identiche richieste ai tavoli di contrattazione e ai tavoli di gestione di fondi pubblici destinati ai lavoratori e alle attività bilaterali.

Non c'è motivo per continuare ad osservare adesioni ai sindacati stratificate ideologicamente e non determinate di volta in volta in base alla proposta di servizi e politiche contrattuali. In una società complessa e in un sistema produttivo frammentato, slegato dalle ideologie e non più appoggiato sulle classi sociali, il sistema di relazioni industriali deve potersi basare su pluralità e diversità delle organizzazioni coinvolte.

C’è bisogno di una competizione positiva tra modelli di sindacato e modelli di relazioni sindacali. I lavoratori sceglieranno sempre di più la propria adesione sindacale
sulla base di differenti proposte di contrattazione, sulla base di visioni del lavoro, del sindacato stesso, del contratto e delle relazioni di lavoro.

Non è pericoloso quindi che la CGIL talvolta non firmi un contratto o smetta di essere il socio di maggioranza di una coalizione, la cosiddetta “triplice”, che per troppi anni ha spartito silenziosamente potere e risorse in parti eque, peraltro ignorando giovani e outsiders.

L’ammodernamento però passa anche attraverso altre innovazioni. Se i sindacati devono abbandonare il loro collateralismo e tagliare ogni rapporto con la politica, altrettanto devono fare le organizzazioni datoriali; prima tra tutte Confindustria presso i cui congressi nazionali e locali Silvio Berlusconi si presenta sempre più spesso in vesti di fatto non istituzionali, dialogando di politica, elezioni e facendo coincidere programmi elettorali, proposte di governo e richieste degli imprenditori.

La modernizzazione passa anche attraverso la fine della cooptazione di sindacalisti ai vertici dirigenziali di enti e aziende pubbliche. Perchè mai Berlusconi ha nominato alla presidenza di Poste Italiane un sindacalista CISL? Stanno avvenendo degli scambi tra sindacati filogovernativi e Governo?

L’innovazione ha bisogno anche di maggiore controllo dei lavoratori sulla strada che prendono le risorse affidate ai sindacati per formazione e sicurezza, e maggiore attenzione ai numerosi distacchi sindacali imboscati nella politica o chissà dove.

Non ho paura di scendere in piazza il 14 novembre per l’Università e la Ricerca senza la CISL. Non mi spaventa che il mio prossimo contratto non venga firmato dalla CGIL. Mi spaventa scoprire che uno sciopero generale venga indetto perché Berlusconi ha fatto uno sgambetto o che un protocollo venga firmato perché il ministro del Lavoro è amico d’infanzia di un segretario confederale. Soprattutto mi spaventano le cene segrete. Rischiano di divenire "cene dei cretini". La Thatcher non aveva bisogno di nascondersi mentre modernizzava il Regno Unito.

Andrea Bernardi


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permalink | inviato da marioemario il 15/11/2008 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Brunettopoli
13 novembre 2008



permalink | inviato da marioemario il 13/11/2008 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'evoluzione dell'introversione di una città
12 novembre 2008



Fase 1
Non si costruiscono metropolitane per tutelare il patrimonio archeologico

Fase 2
Si scava a mezzi con il Vaticano un enorme parcheggio sotto il Gianicolo (oggi sempre deserto) e notte tempore si gettano in discarica i resti di una villa romana.

Fase 3
Non si abbattono alberi neanche se scende in terra Sant'Antonio. Ove necessario come al cantiere Fucksas dell'EUR si provvede a trasportare delicatamente gli alberi in periferia al costo di 50 mila euro cadauno.

Fase 4
Gli scavi archeologici dell'Appia Antica hanno tagliato le radici a dozzine di pini che crollano ad ogni botta di ponentino.

Fase 5
Cartagirone e company costruiscono l'anima de li mortacci loro intorno al raccordo anulare, circondando la capitale con una sorta di linea Maginot di cemento armato. Tutto ok secondo il piano regolatore di Veltroni.

Fase 6
A piazza Venezia si abbattono pini e palme secolari perchè il sovraintendente deve cercare 4 cocci della malora per concludere la comprensione della città antica. E si scava. E si scava. Ma che te scavi!?

Fase 7
I romani muoiono di traffico e cancro da smog. In particolare quelli che abitano nei quartieri Cartagirone non hanno che le solite stradine dove accodarsi ogni mattino ed ogni sera.

Fase 8
La città da tempo non guarda al futuro e vive male il presente.

Fase 9
Non resta che scavare anche noi un cunicolo dove rifugiarci nella nostra introversione.

Fase 10
Sta città già stava andando a puttane con Veltroni, ormai, la stiamo proprio perdendo.
Addavenì baffone ma alla fine aspetta e spera non è mai venuto.

Mario b


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permalink | inviato da marioemario il 12/11/2008 alle 20:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
ECONOMIA
Ei fu. Siccome immobile, il Prestito Ponte
12 novembre 2008
Il Commissario Europeo ai Trasporti Tajani, dall'alto delle sue competenze e della sua autorevolezza ed indipendenza ha deciso quanto segue.

1) L'operazione CAI aumenta la concorrenza nel settore dei trasporti aerei italiani.
Ah Si?

2) C'è discontinuità aziendale tra la vecchia e la nuova Alitalia.
Ah Si?

3) Il prestito ponte è giudicato aiuto di Stato quindi dovrà essere restituito.
Cioè la bad company (in mano al ministero del Tesoro, e colma di debiti) dovrà ripagare allo Stato il prestito ponte di 300 milioni di euro. I soldi, stanziati da Prodi nella misura di 300 e non 100 milioni su richiesta di Berlusconi ed erogati dal nuovo Governo Berlusconi, erano richiesti dalla cordata per concludere l'offerta di acquisto.

Quindi, ricapitolando.

Il padre del ministro ombra del PD, Colaninno, Marcegaglia, il futuro partner straniero eccetera, non dovranno restituire ai cittadini italiani il prestito ponte.
Una compagnia piena di centinaia di milioni di debiti, di proprietà dello Stato, dovrà restituire ai cittadini italiani i 300 milioni di prestito ponte.

Ovvero i 300 milioni sono fottuti.

Però, però, però... l'italianità è salva.

PS: vedi foto, Lombroso avrebbe notato inquietanti somiglianze tra Tajani e G. W. Bush.
POLITICA
Rubrica Angolo del Giustizialismo
11 novembre 2008

Altro che Wall Street Journal

Le autorità svizzere riaprono il caso con una lettera alla Procura di Milano
La famiglia: "Il nostro patrimonio si trova per lo più in Italia ed è in regola" 
Nel mirino dei pm e del Fisco 17 conti "segreti" di Marcegaglia
Intestati a Steno, Emma e Antonio. Il gruppo: tutto regolare
di EMILIO RANDACIO e WALTER GALBIATI


MILANO - Diciassette conti congelati, da "porre in collegamento con le dichiarazioni rese da Marcegaglia Antonio". È il Ministero pubblico della Confederazione elvetica, con una missiva spedita la scorsa settimana all'ufficio del procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, a rialzare il sipario sui conti esteri della famiglia Marcegaglia. Una parte dei quali - quattro per la precisione - erano già stati scandagliati durante l'inchiesta Enipower, una storia di tangenti pagate per accaparrarsi commesse milionarie e che ha visto tra i numerosi protagonisti anche il rampollo della famiglia industriale mantovana. A marzo 2008 il figlio del fondatore del colosso dell'acciaio ha patteggiato una pena (sospesa) di 11 mesi per corruzione. E ha pagato oltre 6 milioni di euro.

Gli inquirenti svizzeri vogliono ora capire cosa fare di quei rapporti bancari, conti da paperoni intestati anche a Steno ed Emma Marcegaglia - presidente di Confindustria - gestiti da Antonio, e finiti nel frattempo sotto la lente dell'Agenzia delle Entrate di Mantova per verificare eventuali reati fiscali. Ma di che conti si tratta?

Per una decina d'anni, tra il 1994 e il 2004, il gruppo Marcegaglia era riuscito a interporre negli acquisti di materie prime e di macchinari alcune società offshore, in modo da creare fondi neri da depositare su conti esteri. Il meccanismo, noto a tutta la famiglia, era semplice: la Marcegaglia Spa non comprava direttamente l'acciaio, ma lo rilevava da alcune società di trading incaricate di riversare i margini di guadagno su appositi conti cifrati. Una di queste, la londinese Steel Trading operava attraverso il conto Q5812712 presso la Ubs di Lugano. Le plusvalenze milionarie venivano poi trasferite sul conto Q5812710 aperto sempre presso la stessa banca svizzera e intestato a una società delle Bahamas, la Lundberg Trading. Il beneficiario finale dei conti era Steno Marcegaglia, padre e fondatore dell'omonima azienda.

Lo stesso meccanismo funzionava per altri due conti svizzeri, intestati a Steno e alla figlia Emma. La Scad Company Ltd che gestiva le vendite dell'acciaieria bulgara Kremikovtzi, versava in nero le differenze di prezzo della materia prima e i frutti economici di eventuali contestazioni favorevoli ai Marcegaglia sul conto cifrato 688342 della Ubs di Lugano. La Springleaf Capital Holding, la Cameo International e la Macsteel International Uk Ltd facevano le medesime operazioni per alcune acciaierie indiane. E sullo stesso conto cifrato della famiglia sono stati convogliati anche i proventi di due vendite in nero: il 31 gennaio 2004 un cliente iraniano ha versato 150mila euro per l'acquisto di un macchinario e ad aprile 2004 un cliente argentino altri 44mila euro per alcuni pezzi di ricambio venduti dalla Marcegaglia Spa. Tutte le provviste accumulate sul conto 688342, oltre un milione di dollari in poco più di un anno, sono state poi riversate sul conto cifrato 688340 della Ubs di Lugano, anch'esso riconducibile a Steno ed Emma. Complessivamente, i soldi transitati sui quattro conti sono nell'ordine di diversi milioni. Quando ad agosto 2004 sono stati chiusi i rapporti bancari della Steel Trading e della Lundberg, il saldo era di 22 milioni, un importo che la famiglia ha provveduto a trasferire a Singapore, prima dell'arrivo della magistratura.

"Si tratta di questioni legate a una società che all'epoca ha svolto una effettiva attività di trading di acciaio esclusivamente a prezzi di mercato, pagando regolarmente le tasse nel Paese di competenza. Società che, peraltro, ha già cessato da molti anni ogni sua attività", spiegano fonti ufficiali del gruppo Marcegaglia interpellate da Repubblica.

Ora tutta la documentazione dei conti analizzati dalla procura di Milano è nelle mani del nucleo tributario della Guardia di finanza e della Agenzia delle Entrate di Mantova per verificare possibili reati fiscali, soprattutto connessi a compravendite in nero e a eventuali false fatturazioni. Mentre l'Autorità giudiziaria elvetica si trova con un elenco di conti sui quali sono transitati i frutti milionari del trading dell'acciaio e aspetta indicazioni dalla procura di Milano. Era stato Antonio Marcegaglia, nella ricostruzione davanti ai pm, ad alzare il velo su altri rapporti cifrati e a spiegare come venivano utilizzati quei fondi: si tratta di "risorse riservate - aveva messo a verbale il 30 novembre 2004 - che abbiamo sempre utilizzato nell'interesse del gruppo per le sue esigenze non documentabili". Con quei soldi venivano pagati estero su estero i bonus per i manager che lavorano al di fuori dell'Italia, come quelli che gestivano i rapporti con i trader russi e con i paesi arabi, destinatari di commissioni e provvigioni per migliaia di dollari. "Per tutte le esigenze di questo tipo che avevo a Mantova - spiegava ancora Antonio Marcegaglia - mi facevo consegnare presso il mio ufficio il denaro che occorreva per pagare fuori busta dirigenti, collaboratori ed altro". A volte i contanti servivano per acquistare beni, come una Mercedes o un casale in Toscana. "Il patrimonio familiare - precisa oggi il gruppo Marcegaglia - si trova per la sua stragrande maggioranza in Italia, mentre una sua minima parte è all'estero e comunque in regola con le normative fiscali italiane".

Dall'estero, i soldi della famiglia arrivavano in Italia grazie a un vero e proprio servizio di "spallonaggio" che la Ubs offriva chiedendo una percentuale dell'1%. I conti d'appoggio li forniva sempre la banca elvetica. Dal rapporto cifrato 688340 intestato a Steno ed Emma Marcegaglia, per esempio, tra settembre e dicembre 2003, sono stati trasferiti sul conto della Preziofin Sa presso la Ubs di Chiasso oltre 750mila euro per essere poi prelevati in contanti e portati in Italia. Qualcosa come 3 milioni di euro più circa 800mila dollari sono stati trasformati in denaro sonante tra il 2001 e il 2003 dal conto cifrato 664807 aperto nella filiale Ubs di Lugano. Allo stesso servizio obbedivano i conti 614238 presso la Ubs di Chiasso e il conto intestato alla Benfleet presso la filiale di Lugano.

Un altro conto d'appoggio e riconducibile ad Antonio Marcegaglia è il conto "Tubo". Qui per esempio nel '97 sono stati versati dal conto Lundberg 1,6 milioni di dollari per pagare parte dell'acquisto dello stabilimento di San Giorgio di Nogaro. E, secondo la ricostruzione del rampollo di casa Marcegaglia, anche i versamenti effettuati sui conti "Verticale", "Vigoroso", "Borghetto" e "Diametro" (poco più di 2 milioni di euro) non sono altro che pagamenti in nero, l'ultimo dei quali a maggio 2003, destinati alla Mair Spa di Thiene per l'acquisto senza fattura di un macchinario per la fabbricazione di tubi.

Ininterrottamente poi dal '97 al 2004 è stato alimentato un conto cifrato (JC 251871) presso la Ubs di Lugano: 175 milioni di lire l'anno, finché era in voga il vecchio conio, e 90mila euro l'anno con l'avvento della moneta unica. "Trattasi di pagamenti in nero a favore dello Studio Mercanti di Mantova in relazione a consulenze di tipo amministrativo", ha dichiarato Antonio Marcegaglia. Lucio Mercanti è il presidente del collegio sindacale del gruppo mantovano, proprio colui che è preposto a vigilare sui bilanci della società.
(11 novembre 2008)




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POLITICA
Marioemario ha vinto
5 novembre 2008
 

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POLITICA
Marioemario supports Obama
4 novembre 2008

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POLITICA
"Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica"
3 novembre 2008

"Calendarista delle pari opportunità quali favori ha fatto al premier?"
Il senatore Guzzanti ancora contro la Carfagna, duro attacco a Berlusconi
di MARCO PASQUA

ROMA - Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia, torna a criticare Silvio Berlusconi e, stavolta, attraverso le pagine del suo blog, se la prende anche con Mara Carfagna. Il ministro viene definito "calendarista alle pari opportunità", "inadatta" a ricoprire quel ruolo. Non solo: quella di Berlusconi, nei suoi confronti, sarebbe stata una "nomina di scambio", offerta in cambio di qualcosa che il senatore non specifica.

Una presa di posizione che fa seguito alle dichiarazioni, rilasciate lo scorso 8 ottobre, quando Guzzanti aveva attaccato il premier per aver lodato la Russia di Putin. "Berlusconi mi fa vomitare", aveva detto in quell'occasione. Adesso critica senza troppe mezze misure il ministro delle Pari Opportunità: "Secondo quanto dicono alcuni testimoni che considero credibili, attendibili e tutt'altro che interessati - scrive nei commenti, rispondendo ad un suo lettore - esistono proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista. La sua intelligenza politica è nulla".

Ancora: "Resta aperta una questione irrisolta: quali meriti straordinari hanno condotto questo giovane cittadino della Repubblica ad una carriera così fulminea? Mi chiedo come questa persona abbia ottenuto il posto".

Ma l'accusa di Guzzanti è più pesante, perché è quella di una vera e propria nomina di scambio, un favore fatto alla Carfagna dal premier. Facendo riferimento ad alcune intercettazioni mai pubblicate dai giornali, ma che lui avrebbe letto, Guzzanti risponde ad un lettore che gli chiede se le "nomine di scambio" fossero più d'una: "Per quel che ne so, dai testi oculari, più di una. Per questo lo scandalo sarebbe devastante, costituzionalmente e istituzionalmente devastante. Più di scambio, tratterebbesi di compenso. Come scrisse Cossiga: 'ai miei tempi si offriva un filo di perle o un appartamento'".

Guzzanti è padre della comica Sabina, alla quale proprio la Carfagna ha chiesto un milione di euro di danni. A chi lo attacca per questa sua presa di posizione contro la Carfagna, Guzzanti dice: "C'entra il senso dello Stato, il primato delle regole, la limpidezza della democrazia. Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica". E nel post vero e proprio, il senatore si chiede se sia possibile che in una democrazia "il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l'autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe". Infine, un altro interrogativo: "è lecito o non è lecito che si faccia ministro in uno Stato immaginario e anzi in un Pianeta di un'altra costellazione, una persona che ha come suo merito specifico ben soddisfatto il capo del governo?".


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POLITICA
It's time
30 ottobre 2008

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Gli scontri di ieri a Roma
30 ottobre 2008

Caschi, passamontagna e bastoni. E quando passa Cossiga un anziano docente urla: "Contento ora?"
Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE


AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.


Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo"




permalink | inviato da marioemario il 30/10/2008 alle 18:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
Obama siamo noi
29 ottobre 2008
Da non perdere.

14 novembre sciopero dell'Università e della Ricerca
29 ottobre 2008
SE CREDI CHE....

-L'università italiana è troppo vecchia e il blocco del turn over la uccide.

-Mussi è stato un pessimo Ministro ma non c'è limite alla incapacità.

-L'Università si riforma con nuove procedure di reclutamento e valutazione del merito e non con l'accetta.

-Occorrono misure esemplari per ripristinare il prestigio dell'accademia tra gli italiani, basta nepotismo, basta rettori a vita, basta parentopoli.

-La ricerca è il futuro del Paese, non rubate l'avvenire ai giovani e ai loro figli!

-Vanno colpite le finte università telematiche e i corsi di laurea giocattolo.

-Occorre costruire case dello studente per favorire la mobilità degli studenti e la concorrenza tra atenei.

-I ricercatori italiani guadagnano meno degli operatori ecologici.

-L'università ha smesso di favorire la mobilità sociale e la creazione di classe dirigente per la Repubblica.

-Non è possibile che il barbiere della camera guadagni più del più bravo professore ordinario d'Italia.

ADERISCI AL NOSTRO SCIOPERO E INVITA TUTTI I TUOI AMICI.



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POLITICA
Lodo Alfano
25 ottobre 2008

Ezio Mario ha appena firmato il referendum promosso da Antonio di Pietro per l'abolizione del cosiddetto lodo Alfano.




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POLITICA
Daje
22 ottobre 2008



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ECONOMIA
Tutti a Sabaudia: +50% domande di residenza per evadere ici
22 ottobre 2008

La fuga dall'Ici invita alla residenza fittizia

Fisco agevolato. Denuncia dai Comuni turistici con molte seconde case
Dario Aquaro Federico Simonelli, 24 ore 3 settembre 2008.

Separazione fittizia, cambio di residenza per uno dei coniugi e l'Ici si azzera anche per la casa al mare, o in montagna. È questa una delle possibilità che i proprietari di seconde residenze in località di villeggiatura sembra abbiano cominciato a sfruttare da quando il decreto legge 93/08 è entrato in vigore, abolendo l'imposta comunale sulla prima abitazione. La segnalazione è partita dal comune di Santa Margherita Ligure, dove l'ufficio anagrafe ha spiegato che il fenomeno, negli ultimi mesi, ha registrato un'espansione massiccia. I protagonisti del raggiro, secondo quanto spiegato ad Apcom da Patrizia Lupino, responsabile dell'anagrafe nel comune del Levante ligure, sarebbero ad esempio donne - più frequentemente - o uomini milanesi e torinesi, che trasferiscono la residenza, ma lasciano i figli iscritti a scuola nella città d'origine. I vantaggi in questo caso sarebbero evidenti: oltre all'eliminazione dell'imposta, anche il parcheggio per i residenti, le bollette del gas e della luce meno care, e via dicendo. Un fenomeno che interessa diverse località turistiche, di pregio e no. [...] E non è forse un caso che a Sabaudia, ad esempio, le pratiche relative alle richieste di trasferimento di residenza siano aumentate del 50% negli ultimi mesi. Ma lo stesso può dirsi di altri Comuni rivieraschi del Lazio, che raccolgono il bacino di grandi città come Roma e Napoli. In montagna, a Cortina d'Ampezzo, non si registrano per ora mutamenti apprezzabili, ma si attendono i prossimi mesi per valutare l'impatto che la nuova legge produrrà sulle domande di residenza in arrivo al Comune. Naturalmente, non è detto che tutte le richieste siano figlie dell'escamotage della separazione ad hoc denunciato dal Comune di Santa Margherita Ligure. E d'altra parte quello delle residenze fittizie è un fenomeno registrato anche negli anni passati, per beneficiare delle detrazioni e delle aliquote più basse per l'abitazione principale. Da Alassio, una delle località di villeggiatura più rinomate del Ponente ligure, fanno sapere che le richieste di residenza sono sempre state molte e molto veloci i tempi di concessione. Solo che adesso sembra che certi "comportamenti" siano incoraggiati dalla nuova legge. È questo l'avviso di Fabio Sturani, sindaco di Ancona e vicepresidente nazionale dell'Anci con delega alla finanza locale: «L'abolizione dell'Ici per la prima casa sicuramente incentiva questo sistema di residenze fittizie, che è sempre esistito ma che ora rischia di incrementare a dismisura». Sturani non nasconde la preoccupazione «per ciò che avranno da perdere i Comuni, ma anche per le maggiori spese di cui dovrà farsi carico lo Stato per sopperire alla conseguente mancanza di fondi». A questo proposito l'Associazione dei Comuni italiani chiede che siano innanzitutto potenziati i controlli e che vada in porto il progetto di federalismo fiscale, così da incidere sulla capacità di far contribuire tutti ed evitare "aggiramenti". Intanto, il progetto di federalismo fiscale fa i conti con l'abolizione della tassa comunale sugli immobili. Ancora ieri dalle file del Carroccio si è levata la voce di chi - Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio del Senato - ha dichiarato «che la soluzione migliore era tenere l'Ici e consentire di scaricarla dalle tasse». «Bisognava pensarci un po' prima - commenta Sturani - l'Anci ha sempre espresso le proprie preoccupazioni verso il provvedimento. Tra l'altro, il fondo per sopperire al taglio è ancora sottostimato».




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POLITICA
Foto sotto: Mario Compare D'Arrigo incontra Tzipi Livni per conto della Fondazione Marioemario
16 ottobre 2008



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ECONOMIA
Indovinate il decreto salva banche da dove prende i soldi?
11 ottobre 2008

Indovinate il decreto salva banche da dove prende i soldi? 

DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008, n. 155

Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali...

articolo 7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante: a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le
regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle universita'; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonche' quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;

dalle università...

che sia per placare i camionisti cileni o i mercati, cosa c'è di meglio che tagliare i fondi della ricerca?

un lucano.


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ECONOMIA
I ricconi e la fine del modello McKinsey
9 ottobre 2008

Europa
LA CRISI VISTA DA BRUNO MANGHI

I ricconi e la ?ne del modello McKinsey

09-10-2008

E se fosse la fine del modello McKinsey? In fondo ogni crisi del ‘29 ha i suoi capri espiatori. «Sì, ma questi manager non faranno la fine di Giulio Riva del cotonificio Valle Susa: quando fece bancarotta negli anni Cinquanta non poteva più andare in giro per Milano». Lui, il sociologo Bruno Manghi, quei banchieri li conosce bene. In un articolo su Europa li definì i «ricconi», «quei giovani manager, così ricchi, così amici nostri che votavano Ulivo e non si vergognavano di farlo». Per capirci, Alessandro Profumo o Corrado Passera, i McKinsey boys appunto, solo per citare i nomi più noti. Manghi non infierisce, «anche perché ogni paese ha i suoi, e certamente Blair e Schroeder ne hanno conosciuti molti di più. Ma anche il centrosinistra italiano li ha corteggiati a lungo, tanto che nel club McKinsey delle cento persone più influenti d’Italia la maggioranza di loro dichiarava di votare centrosinistra». In queste ore molti «ricconi» scoprono che il mercato ha voltato loro le spalle, che la fiducia non c’è più e a Manghi viene in mente quando «alcuni di loro facevano i maestri di vita, sproloquiavano su come l’Italia è o dovrebbe essere, tenevano conferenze e interviste su etica e responsabilità sociale d’impresa. Molti si sono lasciati prendere la mano, anche in buona fede, qualcuno ha perfino debordato nella spiritualità. E questo è davvero insopportabile. Penso alla distanza da uno come Adriano Olivetti». Un mondo chiuso, quello dei pochi McKinsey boys che hanno fatto fortuna. «Un gruppo di mercenari di alto livello, manager contesi dalle aziende pubbliche e private, ben diversi da quelli che hanno fatto carriera grazie ai corridoi della politica». Un mondo chiuso e competitivo, un grande gioco come quello dello spettacolo e dello sport. «Le corporation se li contendono a forza di superstipendi, l’accesso è complesso, serve un capitale sociale molto elevato, molta fortuna, buone relazioni, certe competenze». Oggi c’è chi dice che guadagnano troppo. «Da molti anni esiste un’ampia letteratura americana su superbonus e stock option. Anche Alessandro Casiccia in Italia aveva fatto uno studio simile alcuni anni fa. Credo che ora ci sarà più automoderazione anche perché gireranno meno soldi. Nessuno di loro userà l’espressione “mi abbasso lo stipendio” ma faranno a gara nel far sapere che terranno conto anhe dell’equità sociale». Alla favola degli stipendi misurati sulle performance non crede più nessuno. «È normale. Un consiglio di amministrazione fa fatica ad ammettere che ha sbagliato campagna acquisti, liquidando un supermanager farebbe una brutta figura. D’altra parte non credo all’imposizione di un tetto per legge agli stipendi: i rimedi sono solo valoriali, Se la società è schierata con questa visione è molto difficile cambiare le cose». 




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So cazzi amari.
7 ottobre 2008

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Daje!
6 ottobre 2008



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Italianità
28 settembre 2008
Questo blog è italianissimo. Risponde a tutti i criteri di italianità. Gode di tutti i benefici di legge a tal fine previsti. Astenersi perditempo.


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televisione
Fioretto Mariologico
26 settembre 2008
La redazione di marioemario ha fatto un fioretto. 

Per quest'anno non guarderà mai, cascasse il mondo, Porta a Porta.

A tal fine si comunica che su questa testata non appariranno, come era consuetudine, insulti nei confronti del suo conduttore Bruno Vespa.

Marioemario dedicherà insulti e ingiurie a Vespa, ma limitatamente al Vespa cittadino, servo del potere e scrittore di libri industriali in serie. Non ci rivolgeremo al Vespa conduttore televisivo e telepredicatore del potere.

Il comitato di redazione di Marioemario, 
Organo della Fondazione e del Movimento Marioemario, Le Nuove Ragioni del ...alismo.



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Se l'Asino dice al Bue che ha le corna troppo corte
24 settembre 2008

Ecco dove siamo arrivati. L'Ateo e Devoto Giuliano Ferrara che l'anno scorso a Carpe Dem voleva convincere me, Cristiano, dell'esistenza di Dio, ieri ha scritto al Cardinal Bagnasco dandogli lezioni di Cattolicesimo.

23 settembre 2008

Eminenza, qui la cosa non funziona

Il capo dei vescovi molla una posizione strategica sul tema della vita

Eminentissimo e reverendissimo cardinal Bagnasco, stavolta non siamo proprio d’accordo. La sua di ieri fu una prolusione buona e onesta, ma la parte relativa al testamento biologico, altrimenti detto dichiarazioni o direttive anticipate, dava l’impressione di una rinuncia. Di più, le sue parole di accettazione del testamento biologico davano l’impressione di una risposta intimidita e confusa a una cultura postmoderna che si mangiucchia pezzo per pezzo non tanto, ciò che non è la nostra specialità, la dottrina della chiesa, quanto ciò che resta della resistenza culturale al relativismo soggettivista. Se abbiamo capito bene, al di là dei dettagli e delle interpretazioni, il cuore del suo intervento sul caso di Eluana Englaro, e la sua novità, è in questo: fate pure una legge in cui si registri come norma universalmente valida la volontà soggettiva sul tema di come si desidera morire.

La vita è un tabù, nel senso che è un mistero. Nel mondo liberale figlio della cultura creaturale giudeo-cristiana e del suo concetto di persona titolare di diritti innati, “life, liberty and the pursuit of happyness”, la vita è un dogma costituzionale. Se le cose stessero altrimenti e laddove effettivamente stanno altrimenti, della vita si potrebbe fare, e si fa in effetti, quel che si decide di fare di volta in volta, in base a considerazioni di arbitrio soggettivo che si fanno legge, cultura, norma giuridica e morale. Al servizio anche della morte, se necessario, come nei casi dell’aborto volontario e dell’eutanasia. Se su questo fronte la chiesa cattolica tiene, tutto tiene, in un certo senso. I tabù sono fatti anche per essere elusi o violati o trasgrediti. Ma abbatterli e proclamarli morti e sepolti di fronte al mondo equivale ad abbattere il mistero, che è il pane della fede e della comunione liturgica nella chiesa, se non erriamo. Per quanto ci riguarda, peggio ancora, equivale a recidere quel “legame” di intelletto e d’amore che dà senso a una civiltà liberale e alla libertà. Equivale a trasformarla piano piano, passo dopo passo, in una democrazia libertaria su fondamento ateo e materialista. Puoi rifiutare una cura e lasciarti morire. E’ un fatto. Ma una legge che stabilisca questo fatto come diritto è un’altra cosa. Se la legge sia accettata e filtrata dal pensiero cristiano, è un’altra cosa ancora.


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Baraccopoli
22 settembre 2008
La Repubblica:
Che ne pensa degli aeroporti italiani?

Fuksas:
«Dell'aeroporto di Roma penso che sia una baraccopoli, un caos che non è mai stato ripensato in termini unitari. È il più brutto aeroporto continentale, caotico, fatto di addizioni occasionali. Non è mai stato fatto un concorso internazionale, non si capisce perchè continui a lavorarci uno studio di ingegneria interno».

La Repubblica:
Il problema è solo Fiumicino?

Fuksas
«No, anche Malpensa è orribile, neanche Sottsass, che ha fatto gli interni, è riuscito a venirne a capo in modo dignitoso. A Milano l'aria è cambiata solo dopo, con la Fiera. Comunque non c'è stata una politica degli aeroporti in Italia, è chiaro. Molte strutture sono state fatte negli anni '80 che erano anni di malaffare, con gli appalti-concorso e l'impresa in cordata con un architetto sponsorizzato dalla politica. Mani pulite, insomma». 

http://www.architettiroma.it/archweb/notizie/10227.aspx



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POLITICA
20 settembre 1870: Patriae Unitati Civium Libertati
19 settembre 2008



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POLITICA
Alitalia
19 settembre 2008

Berlusconi 5 mesi fa, 150 giorni fa, bloccava la vendita ad Airfrance di Alitalia.

Ricordiamo che Airfrance si sarebbe fatta carico dei debiti e delle perdite e che il suo progetto garantiva una dimensione di flotta e rotte superiore al progetto CAI. Inoltre il progetto Airfrance prevedeva un numero inferiore di esuberi e salari migliori per il personale di terra e di volo. Airfrance pagava per le azioni Alitalia e pendeva in carico debiti e perdite.

In questi giorni le perdite giornaliere (3 milioni di euro) della compagnia sono state sono state pagate dalla compagnia (ovvero dal Tesoro): si tratta di 450 milioni di euro.

Il fallimento della trattativa CAI avviene dopo la separazione della compagnia in due (bad and good) e quindi dopo la nazionalizzazione dei debiti e delle perdite cumulate.

Svanita l'ipotesi CAI si torna alla opzione Aifrance o Lufthansa.

Risultato della MITICA CORDATA BERLUSCONI.
Venderemo allo "straniero" ma venderemo la compagnia pulita di debiti, ovvero SVENDEREMO, questa volta per davvero, la compagnia.

Nel frattempo abbiamo inoltre versato 300+400 milioni di euro nelle casse della società che ha provveduto a bruciarli in inefficienza e privilegi.

Grazie Silvio.

http://www.economist.com/research/articlesBySubject/displaystory.cfm?subjectid=549007&story_id=12056796




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Eh, i soldi!
17 settembre 2008



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ECONOMIA
Banche e banchieri centrali
17 settembre 2008

Nessuno ha fatto notare il leggero imbarazzo nel quale si trova il nostro Governatore?

Mario Draghi fino all'altro ieri era alla testa di una delle banche d'affari il cui valore crolla ormai giorno dopo giorno e il cui crollo sta coinvolgendo mezzo mondo. Oggi guida una banca centrale. Una delle tante banche centrali responsabili di scarsi controlli e cattiva regolazione del credito e dei mercati finanziari.

mario b




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"Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così.
La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







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