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Fortunatamente non è andata così.


ECONOMIA
I ricconi e la fine del modello McKinsey
9 ottobre 2008

Europa
LA CRISI VISTA DA BRUNO MANGHI

I ricconi e la ?ne del modello McKinsey

09-10-2008

E se fosse la fine del modello McKinsey? In fondo ogni crisi del ‘29 ha i suoi capri espiatori. «Sì, ma questi manager non faranno la fine di Giulio Riva del cotonificio Valle Susa: quando fece bancarotta negli anni Cinquanta non poteva più andare in giro per Milano». Lui, il sociologo Bruno Manghi, quei banchieri li conosce bene. In un articolo su Europa li definì i «ricconi», «quei giovani manager, così ricchi, così amici nostri che votavano Ulivo e non si vergognavano di farlo». Per capirci, Alessandro Profumo o Corrado Passera, i McKinsey boys appunto, solo per citare i nomi più noti. Manghi non infierisce, «anche perché ogni paese ha i suoi, e certamente Blair e Schroeder ne hanno conosciuti molti di più. Ma anche il centrosinistra italiano li ha corteggiati a lungo, tanto che nel club McKinsey delle cento persone più influenti d’Italia la maggioranza di loro dichiarava di votare centrosinistra». In queste ore molti «ricconi» scoprono che il mercato ha voltato loro le spalle, che la fiducia non c’è più e a Manghi viene in mente quando «alcuni di loro facevano i maestri di vita, sproloquiavano su come l’Italia è o dovrebbe essere, tenevano conferenze e interviste su etica e responsabilità sociale d’impresa. Molti si sono lasciati prendere la mano, anche in buona fede, qualcuno ha perfino debordato nella spiritualità. E questo è davvero insopportabile. Penso alla distanza da uno come Adriano Olivetti». Un mondo chiuso, quello dei pochi McKinsey boys che hanno fatto fortuna. «Un gruppo di mercenari di alto livello, manager contesi dalle aziende pubbliche e private, ben diversi da quelli che hanno fatto carriera grazie ai corridoi della politica». Un mondo chiuso e competitivo, un grande gioco come quello dello spettacolo e dello sport. «Le corporation se li contendono a forza di superstipendi, l’accesso è complesso, serve un capitale sociale molto elevato, molta fortuna, buone relazioni, certe competenze». Oggi c’è chi dice che guadagnano troppo. «Da molti anni esiste un’ampia letteratura americana su superbonus e stock option. Anche Alessandro Casiccia in Italia aveva fatto uno studio simile alcuni anni fa. Credo che ora ci sarà più automoderazione anche perché gireranno meno soldi. Nessuno di loro userà l’espressione “mi abbasso lo stipendio” ma faranno a gara nel far sapere che terranno conto anhe dell’equità sociale». Alla favola degli stipendi misurati sulle performance non crede più nessuno. «È normale. Un consiglio di amministrazione fa fatica ad ammettere che ha sbagliato campagna acquisti, liquidando un supermanager farebbe una brutta figura. D’altra parte non credo all’imposizione di un tetto per legge agli stipendi: i rimedi sono solo valoriali, Se la società è schierata con questa visione è molto difficile cambiare le cose». 




permalink | inviato da marioemario il 9/10/2008 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







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