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Fortunatamente non è andata così.


POLITICA
L'unità sindacale non è un valore, l'opportunismo neanche
15 novembre 2008

L'Italia ha bisogno di rinnovare il proprio sistema di relazioni industriali. Sul piano legislativo, delle prassi, delle strategie degli attori, delle scelte dei lavoratori, della regolazione delle risorse pubbliche.

Questo cambiamento passerà anche attraverso la rottura del mito dell'unità sindacale. Non c'è motivo di sperare che gli attori sindacali, paradossalmente fin troppo plurali ormai nel nostro Paese, si presentino sempre coalizzati e con identiche richieste ai tavoli di contrattazione e ai tavoli di gestione di fondi pubblici destinati ai lavoratori e alle attività bilaterali.

Non c'è motivo per continuare ad osservare adesioni ai sindacati stratificate ideologicamente e non determinate di volta in volta in base alla proposta di servizi e politiche contrattuali. In una società complessa e in un sistema produttivo frammentato, slegato dalle ideologie e non più appoggiato sulle classi sociali, il sistema di relazioni industriali deve potersi basare su pluralità e diversità delle organizzazioni coinvolte.

C’è bisogno di una competizione positiva tra modelli di sindacato e modelli di relazioni sindacali. I lavoratori sceglieranno sempre di più la propria adesione sindacale
sulla base di differenti proposte di contrattazione, sulla base di visioni del lavoro, del sindacato stesso, del contratto e delle relazioni di lavoro.

Non è pericoloso quindi che la CGIL talvolta non firmi un contratto o smetta di essere il socio di maggioranza di una coalizione, la cosiddetta “triplice”, che per troppi anni ha spartito silenziosamente potere e risorse in parti eque, peraltro ignorando giovani e outsiders.

L’ammodernamento però passa anche attraverso altre innovazioni. Se i sindacati devono abbandonare il loro collateralismo e tagliare ogni rapporto con la politica, altrettanto devono fare le organizzazioni datoriali; prima tra tutte Confindustria presso i cui congressi nazionali e locali Silvio Berlusconi si presenta sempre più spesso in vesti di fatto non istituzionali, dialogando di politica, elezioni e facendo coincidere programmi elettorali, proposte di governo e richieste degli imprenditori.

La modernizzazione passa anche attraverso la fine della cooptazione di sindacalisti ai vertici dirigenziali di enti e aziende pubbliche. Perchè mai Berlusconi ha nominato alla presidenza di Poste Italiane un sindacalista CISL? Stanno avvenendo degli scambi tra sindacati filogovernativi e Governo?

L’innovazione ha bisogno anche di maggiore controllo dei lavoratori sulla strada che prendono le risorse affidate ai sindacati per formazione e sicurezza, e maggiore attenzione ai numerosi distacchi sindacali imboscati nella politica o chissà dove.

Non ho paura di scendere in piazza il 14 novembre per l’Università e la Ricerca senza la CISL. Non mi spaventa che il mio prossimo contratto non venga firmato dalla CGIL. Mi spaventa scoprire che uno sciopero generale venga indetto perché Berlusconi ha fatto uno sgambetto o che un protocollo venga firmato perché il ministro del Lavoro è amico d’infanzia di un segretario confederale. Soprattutto mi spaventano le cene segrete. Rischiano di divenire "cene dei cretini". La Thatcher non aveva bisogno di nascondersi mentre modernizzava il Regno Unito.

Andrea Bernardi


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permalink | inviato da marioemario il 15/11/2008 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
ECONOMIA
L'unità sindacale non è un valore
29 ottobre 2007

Caro Nerozzi, l'unità sindacale non è un valore. I sindacati devono competere tra di loro e devono offrire ai lavoratori la possibilità di scegliere tra diversi modelli e stili di rappresentanza e contrattazone collettiva. Questo feticcio dell'unità sindacale sembra invece un modo per coprirsi a vicenda e perpetuare il meccanismo di spartizione del potere e del denaro che si pratica da troppo tempo dal livello nazionale a quello locale e settoriale.

marioemario


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"Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così.
La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







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