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Fortunatamente non è andata così.


POLITICA
L'unità sindacale non è un valore, l'opportunismo neanche
15 novembre 2008

L'Italia ha bisogno di rinnovare il proprio sistema di relazioni industriali. Sul piano legislativo, delle prassi, delle strategie degli attori, delle scelte dei lavoratori, della regolazione delle risorse pubbliche.

Questo cambiamento passerà anche attraverso la rottura del mito dell'unità sindacale. Non c'è motivo di sperare che gli attori sindacali, paradossalmente fin troppo plurali ormai nel nostro Paese, si presentino sempre coalizzati e con identiche richieste ai tavoli di contrattazione e ai tavoli di gestione di fondi pubblici destinati ai lavoratori e alle attività bilaterali.

Non c'è motivo per continuare ad osservare adesioni ai sindacati stratificate ideologicamente e non determinate di volta in volta in base alla proposta di servizi e politiche contrattuali. In una società complessa e in un sistema produttivo frammentato, slegato dalle ideologie e non più appoggiato sulle classi sociali, il sistema di relazioni industriali deve potersi basare su pluralità e diversità delle organizzazioni coinvolte.

C’è bisogno di una competizione positiva tra modelli di sindacato e modelli di relazioni sindacali. I lavoratori sceglieranno sempre di più la propria adesione sindacale
sulla base di differenti proposte di contrattazione, sulla base di visioni del lavoro, del sindacato stesso, del contratto e delle relazioni di lavoro.

Non è pericoloso quindi che la CGIL talvolta non firmi un contratto o smetta di essere il socio di maggioranza di una coalizione, la cosiddetta “triplice”, che per troppi anni ha spartito silenziosamente potere e risorse in parti eque, peraltro ignorando giovani e outsiders.

L’ammodernamento però passa anche attraverso altre innovazioni. Se i sindacati devono abbandonare il loro collateralismo e tagliare ogni rapporto con la politica, altrettanto devono fare le organizzazioni datoriali; prima tra tutte Confindustria presso i cui congressi nazionali e locali Silvio Berlusconi si presenta sempre più spesso in vesti di fatto non istituzionali, dialogando di politica, elezioni e facendo coincidere programmi elettorali, proposte di governo e richieste degli imprenditori.

La modernizzazione passa anche attraverso la fine della cooptazione di sindacalisti ai vertici dirigenziali di enti e aziende pubbliche. Perchè mai Berlusconi ha nominato alla presidenza di Poste Italiane un sindacalista CISL? Stanno avvenendo degli scambi tra sindacati filogovernativi e Governo?

L’innovazione ha bisogno anche di maggiore controllo dei lavoratori sulla strada che prendono le risorse affidate ai sindacati per formazione e sicurezza, e maggiore attenzione ai numerosi distacchi sindacali imboscati nella politica o chissà dove.

Non ho paura di scendere in piazza il 14 novembre per l’Università e la Ricerca senza la CISL. Non mi spaventa che il mio prossimo contratto non venga firmato dalla CGIL. Mi spaventa scoprire che uno sciopero generale venga indetto perché Berlusconi ha fatto uno sgambetto o che un protocollo venga firmato perché il ministro del Lavoro è amico d’infanzia di un segretario confederale. Soprattutto mi spaventano le cene segrete. Rischiano di divenire "cene dei cretini". La Thatcher non aveva bisogno di nascondersi mentre modernizzava il Regno Unito.

Andrea Bernardi


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ECONOMIA
Ei fu. Siccome immobile, il Prestito Ponte
12 novembre 2008
Il Commissario Europeo ai Trasporti Tajani, dall'alto delle sue competenze e della sua autorevolezza ed indipendenza ha deciso quanto segue.

1) L'operazione CAI aumenta la concorrenza nel settore dei trasporti aerei italiani.
Ah Si?

2) C'è discontinuità aziendale tra la vecchia e la nuova Alitalia.
Ah Si?

3) Il prestito ponte è giudicato aiuto di Stato quindi dovrà essere restituito.
Cioè la bad company (in mano al ministero del Tesoro, e colma di debiti) dovrà ripagare allo Stato il prestito ponte di 300 milioni di euro. I soldi, stanziati da Prodi nella misura di 300 e non 100 milioni su richiesta di Berlusconi ed erogati dal nuovo Governo Berlusconi, erano richiesti dalla cordata per concludere l'offerta di acquisto.

Quindi, ricapitolando.

Il padre del ministro ombra del PD, Colaninno, Marcegaglia, il futuro partner straniero eccetera, non dovranno restituire ai cittadini italiani il prestito ponte.
Una compagnia piena di centinaia di milioni di debiti, di proprietà dello Stato, dovrà restituire ai cittadini italiani i 300 milioni di prestito ponte.

Ovvero i 300 milioni sono fottuti.

Però, però, però... l'italianità è salva.

PS: vedi foto, Lombroso avrebbe notato inquietanti somiglianze tra Tajani e G. W. Bush.
90 giorni / 270 milioni
6 agosto 2008

Sono trascorsi 90 giorni dall'insediamento del Governo Berlusconi e dalla decisione di bloccare l'integrazione Alitalia Airfrance.

Costo per gli italiani: 270 milioni di euro.


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POLITICA
La riforma che uccide l'Università
22 luglio 2008

La Stampa
Francesco Ramella
22-07-2008

Le polemiche sulla giustizia hanno messo in secondo piano la discussione sulla sostanza della manovra finanziaria varata dal governo. Alcune misure riguardano il mondo dell’Università e della ricerca scientifica. In primo luogo, viene deciso un contenimento progressivo dei finanziamenti pubblici (fondo ordinario) per un totale di circa 1,5 miliardi nel prossimo quinquennio. Le università avranno la facoltà di trasformarsi in fondazioni private e ciò, nelle parole della ministra dell’Università, Mariastella Gelmini, dovrebbe favorire la raccolta di contributi e donazioni da parte dei privati. In secondo luogo, viene stabilito un blocco parziale del turn-over: fino al 2011 ogni 10 docenti che cesseranno il servizio ne saranno assunti due. Nel 2012, 5 ogni 10. Tenendo conto delle stime fornite dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario sulle uscite previste nel prossimo quadriennio (Rapporto 2007), ciò significa una riduzione di oltre 7.200 unità: quasi il 12% del corpo docente. La ministra ha presentato questi provvedimenti nei termini di una sfida positiva: «Le università, come il resto dello Stato, dovranno spendere meno, ma potranno spendere meglio». L’opinione dei rettori è, naturalmente, ben diversa: a loro avviso i tagli proposti dal governo sono di «portata (...) dirompente» e preannunciano un «progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato». In realtà, quello che lascia più perplessi è la mancanza di lungimiranza di queste misure, tipiche di un Paese che sembra ormai incapace di pensare al proprio futuro. Negli ultimi anni il nostro sistema universitario è stato sottoposto ad un faticoso processo di riforma che ha coinvolto tutti i docenti. I frutti si iniziano ad intravedere e un sistema di valutazione nazionale - richiesto dagli stessi rettori - che collegasse i finanziamenti alle prestazioni dei vari Atenei, rappresenterebbe un significativo passo avanti. Quello che preoccupa è la mancanza di consapevolezza dello stato penoso in cui versa l’Università italiana, a causa di un cronico sotto-finanziamento e un deficit di ricambio del personale docente (tra i più vecchi d’Europa). Due difetti che la manovra va notevolmente ad aggravare, con risultati che rischiano di essere disastrosi per il nostro Paese. Nei nuovi scenari della competizione internazionale, lo sviluppo è legato a doppio filo agli investimenti nella ricerca e nella formazione. Sotto questo profilo, l’Italia non soltanto è indietro rispetto alle altre economie industrializzate, ma rischia di aggravare ulteriormente il suo ritardo. Secondo l’ultimo rapporto Ocse (Education at a Glance 2007) spendiamo per l’università una quota pari allo 0,8% del Pil, contro una media dei paesi avanzati dell’1,3. Per ogni studente vengono impegnati mediamente 7.700 dollari (i dati sono riferiti al 2004 e calcolati a parità di potere di acquisto), contro una media Ocse di 11.100 (Spagna 9.400; Germania 12.200; Francia 10.700). Se è vero che i docenti di ruolo sono cresciuti nel corso degli ultimi 10 anni (del 26% tra il 1997 e il 2007: dati Miur), è però vero che siamo ancora molto distanti da un rapporto soddisfacente con il numero di iscritti. Nel 2005 in Italia c’erano 21,4 studenti per ogni docente universitario, contro una media dei paesi avanzati di 15,8 (Spagna 10,6; Germania 12,2; Francia 17,3). Peggio di noi fa soltanto la Grecia (30,2). In una recente intervista la ministra Gelmini - dopo aver rassicurato gli studenti che i tagli non si ripercuoteranno sulle tasse d’iscrizione - ha riassunto in quattro parole il futuro che si immagina per l’università italiana: internazionale, eccellente, meritocratica e trasparente. In poche parole, un sistema con pochi soldi ma ispirato da criteri di professionalità e competenza. Questi criteri, che condividiamo, dovrebbero però valere per tutti. A partire dalle più alte cariche di governo. Per il momento, per sognare, basta collegarsi al sito del governo spagnolo e scorrere la biografia della ministra dell’Università e dell’innovazione: dottore di ricerca in biologia molecolare, con un lungo curriculum di incarichi ai massimi livelli in prestigiose istituzioni pubbliche e aziende private che si occupano di ricerca e innovazione.


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POLITICA
Foto sotto: lo vedi che serve la legge sull'eutanasia?
21 luglio 2008

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POLITICA
Forum PD
15 luglio 2008
Iscrivetevi e partecipate numerosi ai due forum tematici del PD moderati da mario e mario.

http://dimensioneinternazionaledellavoro.gruppi.ilcannocchiale.it/


http://capitaleumanoeconomiaglobale.gruppi.ilcannocchiale.it/


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POLITICA
Opposizione
7 luglio 2008
Io domani faccio un salto a piazza Navona.

Mario b


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POLITICA
Avviso Legale
19 giugno 2008

Con decorrenza 29 giugno 2002, marioemario vi manda a fanculo!


Tanto il procedimento è sospeso. Che ce frega.
Sospeso insieme a quello dei furti, degli scippi, delle rapine, degli stupri e dei sequestri senza aggravanti, delle lesioni, della guida in stato di ebbrezza, dell'associazione criminale ti tipo non mafioso, ecc.

Per eventuali richieste di danni rivolgersi ai legali del Movimento Marioemario: avv. Sor Mario in Roma e avv. Idp in Lisbona.

Cordialità,
marioemario


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POLITICA
Foto sotto: c'avete la faccia come il culo
18 giugno 2008

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POLITICA
Italy's centre-left
12 giugno 2008

Appeasement
Jun 12th 2008 | ROME
From The Economist print edition

Walter Veltroni risks being too nice to Silvio Berlusconi


IN HIS first speech to Italy's new parliament, Silvio Berlusconi declared that he and his colleagues were “breathing in deep this new air”. The prime minister was not talking of his big majority, but of the constructive engagement of the opposition leader, Walter Veltroni.

The legislature that emerged from the election in April has a tidier, British look. On the right is Mr Berlusconi's People of Freedom alliance, linked to the Northern League and a smaller Sicilian party. On the left is Mr Veltroni's Democratic Party (PD), yoked to a small anti-corruption party. In place of Britain's Liberal Democrats stands the Catholic Union of Christian and Centre Democrats. Mr Veltroni even has a Westminster-style “shadow cabinet”.

Yet Mr Veltroni's idea of opposition does not appear British at all. He has passed up a string of opportunities to embarrass the government, thereby helping to boost Mr Berlusconi's popularity, which has risen since the election. One chance came when a journalist, Marco Travaglio, reminded television viewers that Mr Berlusconi's choice for Senate speaker, Renato Schifani, was once a business partner of people later convicted of Mafia involvement. Far from demanding more details, the PD's Senate leader, Anna Finocchiaro, called the remark “unacceptable”.

Then there is Alitalia. Mr Berlusconi promised to find an all-Italian consortium to save the airline. More than two months later—and €300m ($465m) poorer after a state loan to Alitalia—the country is still waiting. Yet this has scarcely been mentioned by the PD. The party has been just as restrained in attacking the government's harsh measures to deal with immigration and security, which have raised eyebrows in Brussels (and in the Vatican). Nor has it fussed about Mr Berlusconi's plan to ban most police phone-taps.

What is going on? Mr Veltroni says he is keen on “dialogue”. The advantages for Mr Berlusconi are clear: he can slough off his partisan image and re-emerge as a consensus man, perhaps a candidate for the presidency. But the benefits for the left are less evident. Even before the election, Mr Veltroni said he wanted to co-operate with Mr Berlusconi on electoral and constitutional reforms to make Italy easier to govern. A noble aim, except that it has been tried before, with disastrous consequences.

In the 1990s, at the insistence of Massimo D'Alema, leader of the biggest left-wing party, the centre-left government held off passing laws to break Mr Berlusconi's virtual monopoly on private television. Mr D'Alema hoped to win Mr Berlusconi's support for political reform. But Mr Berlusconi then torpedoed the project—and returned to power in 2001 with his media empire intact.

Yet appeasement has a strong appeal to Mr Veltroni, who is in a vulnerable position. One reason why the centre-left government of Romano Prodi began to flounder was that the PD's leader sought to distance himself from it after being chosen last autumn. His election strategy largely failed: he rejected an alliance with parties to the left, insisting that the PD must run alone. And his choice of candidate for mayor of Rome proved woefully wrong. Francesco Rutelli, who had already run the city twice, managed to reduce the centre-left's vote from 62% to 46%.

Dialogue, with its promised role in building a new Italy, precludes the tortured post-mortem that a defeated party might otherwise hold. Yet that may be what the left needs. Rooted in a discredited creed, Eurocommunism, and a discredited movement, Christian democracy, its main leaders—Mr Veltroni, Mr Rutelli and Mr D'Alema—have been rejected by voters, outwitted by Mr Berlusconi or both. The risk is that Italy may get not a shadow government, but a phantom opposition.


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CULTURA
Marioemario su current tv
9 giugno 2008
 Vota e fai votare il cardellino democratico su current tv.

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POLITICA
Errore di sistema
6 giugno 2008

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VI SPIEGO PERCHÉ SARKOZY NON È LIBERALE
26 maggio 2008

Bertrand Delanoë, (Sindaco di Parigi), 22-05-2008, La Repubblica

E' ora che la smettiamo di accanirci su una parola e che chiudiamo questa triste epoca della nostra storia collettiva, che ha visto gran parte della sinistra francese rifiutare una costituzione europea con il pretesto che sarebbe stata una costituzione "liberale". Atteggiamento tanto più assurdo – e vi prego di credere che non sono ispirato dal gusto del paradosso ma da quello della verità – in quanto la sinistra che difendo è di spirito liberale. Il sarkozysmo, questo bonapartismo temperato dalla disinvoltura – ma su questo punto torneremo dopo – è invece profondamente antiliberale. Voglio dimostrare quanto affermo. Che cos´è il liberalismo? È una dottrina di affrancamento dell´uomo nata nell´Europa illuminista. È, come dice il suo nome, un´ideologia della libertà che ha permesso il raggiungimento di grandi conquiste politiche e sociali. Il principio è semplice: non esiste un´oppressione giusta, non ci sono catene che non debbano essere spezzate, non c´è legittimità, né quindi fatalità, nell´asservimento. E il liberalismo è nel contempo l´idea che la libertà sia una responsabilità e che essere liberi non significhi fare quel che si vuole, bensì volere quel che si fa. È sulla falsariga di questo retaggio intellettuale, quello di Montesquieu, di John Locke, di quelli che hanno saputo ergersi contro la mortale comodità dell´abitudine per dire di no, che io sono liberale. Sono liberale perché amo la libertà. Per me stesso – ho sempre voluto essere un uomo libero da ogni asservimento e da ogni dominazione – e per gli altri: mi piacciono i popoli liberi che sfidano il rigore della storia, mi piace che, collettivamente, si esprima il desiderio di avanzare con fierezza sul cammino che ci si è sovranamente tracciati. E quanto dico dei popoli vale anche per le persone. Ogni individuo ha diritto alla felicità e ha diritto di cercarla con i mezzi che ritiene opportuni. Con un unico limite: quello dell´articolo 4 della Dichiarazione dei diritti umani, che definisce la mia idea di liberalismo: «[...] l´esercizio dei diritti naturali di ogni essere umano non ha limiti se non quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di quegli stessi diritti». Il liberalismo è prima di tutto una filosofia politica, e a questa io aderisco. Sono i conservatori che l´hanno deviato al servizio di un´ideologia del lassismo economico e della perpetuazione delle rendite e dei privilegi di cui già beneficiano. Nel nome di un principio di libertà, il loro scopo è in realtà quello dell´immobilismo che preserva i loro vantaggi e riproduce sempre le stesse diseguaglianze. È una soperchieria allo stesso tempo intellettuale e ideologica alla quale la sinistra non deve e non dovrà più adattarsi. Io mi ritengo, pertanto, liberale. E socialista. Sarkozy ostacola invece le libertà individuali e ignora le libertà collettive. Che cos´è l´emendamento sui test del Dna se non una restrizione imposta alla più elementare delle libertà, vale a dire la libertà di esistere indipendentemente da come si è nati e di non essere definiti dal proprio codice genetico? Che cos´è questa pratica politica fatta di arroganza e di egotismo? Sarkozy vuole essere un sovrano onnipotente: il liberalismo è precisamente il contrario. Il liberalismo è la tolleranza di fronte ai percorsi individuali, una certa forma di benevola indifferenza della collettività davanti alla singolarità delle scelte di ciascuno, la messa in pratica della più bella delle virtù: la moderazione nell´esercizio di un potere, qualunque esso sia. Come sarebbe a dire che non ci sono più utopie? Non è un´utopia fondare una società della conoscenza? Non è un´utopia controllare le conseguenze culturali delle nuove tecnologie? Non è un´utopia creare una società della giustizia nell´economia moderna? Non è un´utopia concepire la giustizia sociale nello sviluppo duraturo? Non è un´utopia inventare nuove forme di democrazia? Non è un´utopia far progredire la civiltà della libertà e fare della Francia e dell´Europa un modello di sviluppo umano per il mondo? Sono utopie realizzabili, ideali che possiamo raggiungere. Ecco la differenza con la vecchia sinistra: noi non ci accontentiamo di sognare e di accusare gli altri di tradimento, perché quello che fanno è imperfetto. E se ammettessimo che il coraggio, quello vero, quello che giustifica gli sforzi e ricompensa le vittorie, non consiste nell´esortare a una rivoluzione impossibile ma nel preparare la riforma possibile? Il coraggio è azione, non incantesimo. Noi agiamo perché un giorno i nostri sogni si realizzino. I più belli tra i sogni sono quelli che si realizzano, anche solo parzialmente. La destra intelligente oggi è incarnata da Nicolas Sarkozy. E che cosa dice? Fa un discorso populista al limite della demagogia. Gli operai sono formidabili, i dipendenti statali sono formidabili, i lavoratori sono formidabili. Ma tutti gli sforzi finanziari dello Stato vanno ad altri, a quelli che non ne hanno bisogno. È stato così per le norme fiscali: le riduzioni d´imposte stabilite all´inizio del quinquennio hanno avvantaggiato essenzialmente le classi agiate e gli ereditieri relativamente facoltosi, senza nessun effetto sull´economia. Ma lo dico tranquillamente. La sinistra è sempre stata il partito dei dipendenti pubblici. Resta quella che è e non deve scusarsene: può opporsi con fierezza alla demagogia di un regime che vuole sempre meno impiegati statali ma sempre più agenti di polizia e sempre più infermieri. La Gran Bretagna di Tony Blair ha condotto una lotta alla disoccupazione della quale anche i più altezzosi dei nostri liberali acclamano l´efficacia, ma quella lotta è stata vinta creando un milione e mezzo di posti di lavoro nella funzione pubblica. La sinistra è sempre stata il partito delle tasse, vale a dire del reddito pubblico, e deve avere il coraggio di rimanerlo nel momento in cui viene rimessa in discussione la giustificazione stessa del contributo collettivo alla ricchezza della nazione. Lo dice il sindaco di un comune dove in sette anni il prelievo fiscale non è stato mai aumentato: contestare il principio della fiscalità significa attentare all´equilibrio stesso del paese. Noi siamo una sinistra di governo. Dobbiamo riflettere sul nostro modo di governare e pertanto sul modo in cui gestiamo lo Stato. È una delle grandi sfide che la sinistra deve affrontare e forse la sfida principale. Per vincere bisogna essere credibili. Senza una gestione rigorosa ed energica non si può cambiare la società e realizzare le necessarie riforme sociali ed economiche. Dobbiamo essere dei manager. Manager del cambiamento, della riforma del dialogo sociale, manager della speranza. Ma sempre manager. Senza mezzi non si fa niente. E sotto Chirac e Sarkozy lo Stato si è indebitato considerevolmente. Non possiamo aumentare le imposte indefinitamente, anche se ritengo necessario mantenere un alto livello di imposte, soprattutto per le classi più agiate. Quindi bisogna trovare nuove risorse. Queste risorse esistono e consistono soprattutto nell´ottimizzazione dell´efficienza nel funzionamento dello Stato e dei servizi pubblici. È quanto abbiamo fatto a Parigi. In sette anni non abbiamo mai aumentato le imposte. Abbiamo cercato nuovi margini riformando l´uso del denaro pubblico e razionalizzando la gestione della città. Siamo perfettamente in grado di farlo anche su scala nazionale, a condizione di essere dei manager. La sinistra deve farsi carico delle necessità di gestione. È la prima condizione per poter realizzare l´utopia! Sono due cose indissociabili.


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politica interna
Editoriale mariologico
14 maggio 2008

Dalla rassegna stampa di questa mattina abbiamo compreso di essere entrati nella terza repubblica. Il PD e La Repubblica scaricano e attaccano Travaglio, la stampa di centro sinistra incorona Berlusconi al rango di statista, Letta approva il discorso alla Camera del Presidente del Consiglio, Lusetti dichiara che si è dovuto mordere le mani per impedirsi di applaudire in continuazione il Presidente Berlusconi alla Camera. Veltroni prosegue con suo stile da "grande coalizione" dei poveri, coordinando il Governo Onanistico, pardon, governo Ombra, vedi foto sotto.

C'è puzza di bruciato, tanto che qualcuno ipotizza che Veltroni si sia accordato con Berlusconi a Novembre. Walter ha bisogno di Silvio per resistere al vertice del PD per 5 anni, poi si vedrà. De Benedetti teme di perdere i sussidi alla stampa o vuole rilanciare il suo fondo di venture capital in perdita?

Non so cosa stia accadendo, ma non mi piace. Non potendo parlare della Sicula Assicurazioni, perchè proibito, mi tolgo uno sfizio. Marioemario pubblica in testata un amarcord, che in realtà in pochi conoscono. La telefonata che Berlusconi fece a Dell'Utri per avvisarlo che Mangano (l'eroe ndr) gli aveva lasciato una bomba sotto casa. E di questo ridono e scherzano.

Non posso negare che Berlusconi ha stravinto le elezioni e confesso che ipotizzo che probabilmente governerà bene. Non riuscirete mai, però, a convincermi che trattasi di uno statista e che passerà alla storia come il De Gasperi dei giorni nostri. Chi ha la memoria corta o interessi economici o di potere convergenti con quelli di Berlusconi si accomodi. Noi ringraziamo, salutiamo cordialmente e ce ne andiamo. Non so ancora dove ma ce ne andiamo se necessario.

Ezio Mario


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POLITICA
Foto sotto: Il Governo Onanistico
13 maggio 2008



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POLITICA
PD or not PD?
11 maggio 2008
To be, or not to be: that is the question:
Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them?
To die: to sleep;
No more; and by a sleep to say we end
The heart-ache and the thousand natural shocks
That flesh is heir to, 'tis a consummation
Devoutly to be wish'd. To die, to sleep;
To sleep: perchance to dream: ay, there's the rub;
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil,
Must give us pause: there's the respect
That makes calamity of so long life;
For who would bear the whips and scorns of time,
The oppressor's wrong, the proud man's contumely,
The pangs of despised love, the law's delay,
The insolence of office and the spurns
That patient merit of the unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscover'd country from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all;
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o'er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pith and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action. - Soft you now!
The fair Ophelia! Nymph, in thy orisons
Be all my sins remember'd.

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POLITICA
Palazzine e Palazzinari
5 maggio 2008

Marioemario negli ultimi 4 anni ha dedicato un post al mese al problema palazzinari - architettura di merda - urbanistica. E' davvero la vergogna del centro sinistra a Roma. Per gli amanti del genere, seguirà su marioemario una retrospettiva critica di una selezione dei nostri post sul tema.

Report Rai: puntata speciale sul cemento di merda del modello roma.

Mario b


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In Africa
28 aprile 2008
E a piedi.




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Alitalia, ecco fatto: un patriottico e autarchico fallimento italianissimo
21 aprile 2008

La profezia dei nostri post più recenti su Alitalia sta per realizzarsi. L'offerta Airfrance è volata via. Chi si professa liberista ha fatto sfumare la vendita della compagnia. A chi è accusato di statalismo è stato impedito di vendere un'impresa di cui tutti, a parole, da 15 anni vogliono disfarsi. Molto bene. Ogni giorno, insieme al caffè e al cappuccino gli italiani continueranno a versare il loro obolo miliardario per sanare i debiti dei sindacalisti senza vergogna, delle hostess rozze e sciatte, dei facchini che mettono le mani nelle nostre valigie e bloccano i nastri trasportatori, dei piloti più coccolati del mondo, dei dirigenti più incompetenti del Paese. Molto bene. Continuiamo a pagare questa tassa quotidiana. L'abbiamo voluto noi. Congratulazioni a tutti.

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La Repubblica oggi


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Il Presidente non c'è più: citofonare picone
20 aprile 2008

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The return of Silvio Berlusconi
18 aprile 2008

Mamma mia

Apr 17th 2008
From The Economist print edition

Italians may come to regret electing Silvio Berlusconi once again

ASTONISHINGLY, il Cavaliere is back. At the ripe age of 71, Silvio Berlusconi won a convincing victory in Italy's general election on April 13th and 14th, giving him a big majority in both houses of the Italian parliament. There is every sign that his government will last. His political group, People of Freedom, has absorbed the right-wing National Alliance party, he has shed one unreliable ally in the centrist UDC party, and his main partner, the Northern League, will be reluctant to unseat him. Despite a dotty electoral system, foisted on the country by Mr Berlusconi himself in 2006, Italy may be in for five years of relatively stable government (see article).
--Why did Italian voters return Mr Berlusconi for a third time, after his previous wins in 1994 and 2001? There are three answers. The most important was disappointment with the bickering centre-left government of Romano Prodi. It may have repaired Italy's unruly public finances, but only by the unpopular means of raising and collecting more taxes. It did little by way of broader reforms. Because the election came only 23 months after Mr Prodi took office, his successor as centre-left leader, Walter Veltroni, had too little time to establish himself as a credible alternative.
--The second explanation for Mr Berlusconi's success is, as ever, his grip on Italy's media. Through his Mediaset empire, he controls most of Italian private television. Now that he is back in government, he will indirectly control state-run television too, giving him influence over some 90% of Italian TV. It is to the centre-left's eternal discredit that in its two recent periods in office it did nothing to deal with Mr Berlusconi's conflicts of interest in the media. Nor did it reverse the mish-mash of judicial and procedural laws that Mr Berlusconi pushed through to help him stave off conviction in the myriad court cases that Italy's magistrates have brought against him.
Still unfit
It was Mr Berlusconi's conflicts of interest and his tangled web of judicial proceedings that first led The Economist to judge him unfit to be prime minister. We stick to that view. When he suggests that magistrates should be subject to mental-health checks, or when one of his close associates, a senator who is appealing against conviction for associating with the Mafia, says a convicted mob killer was a hero, there are good reasons to argue that Mr Berlusconi should not lead his country.
--Yet the biggest challenge now for Mr Berlusconi does not concern conflicts of interest, court cases or the Mafia. It is the dire state of the Italian economy. Indeed, economic woes provide the third explanation why disillusioned voters preferred him to the centre-left. They felt that Mr Prodi's government had done nothing for them except to increase their tax bills. And, against all previous experience of Mr Berlusconi's tawdry governments, many people still want to believe in the magic that made him Italy's richest man. They hope that some of it may rub off on them, making all Italians richer.
--Voters have good cause to fret about the economy. In the past two decades Italy has unquestionably become the sick man of Europe. The IMF forecasts that, both this year and next, its economy will grow by a mere 0.3%, the slowest rate of growth in the European Union and among G8 rich countries. This year Italy's GDP per head has fallen below the EU average for the first time. Next year, it will fall below Greece, after being overtaken by Spain in 2006. Even against a slowing world economy, Italy stands out for its dim prospects.
--The country's slow growth has persisted under governments of centre-right and centre-left. Its causes are deep-rooted and structural, so they will take years to remedy. Italy is deemed by international watchdogs to be one of the most heavily regulated of all rich countries. Trade unions and special interests have repeatedly fought off attempts at reform. Infrastructure is crumbling, the investment climate is unwelcoming, inflation is troubling and productivity growth has been low (indeed, it has recently been negative). The education and health-care systems are deteriorating. Public administration is inefficient and corrupt, especially in the south—the latest evidence being the Naples garbage mountain.
Time to liberalise
What Italy needs is wholesale liberalisation and the promotion of more competition to reinvigorate its legion of entrepreneurs and small businesses. There is no reason to assume that it would fail. The north of Italy has done well even as the south has stagnated. Italian exporters have proved nimble and creative. Fiat has been transformed. The banks, once notoriously inefficient, have become internationally competitive.
--Mr Berlusconi and his finance minister and chief ideologue, Giulio Tremonti, now have a golden opportunity to build on these successes by exploiting their huge parliamentary majority to bring in sweeping supply-side reforms. The question is whether they will take it. The ousting of the far-left from parliament may risk making confrontations over reforms or spending cuts worse. But if the government succeeds in reforming, our verdict on Mr Berlusconi would have to be tempered by the acknowledgment that even he is capable of improvement. Unfortunately there are grounds for scepticism about the new government's reforming credentials.
--Mr Tremonti has taken to railing against globalisation as the primary cause of Italy's (and Europe's) problems. The Northern League, which did well in the election, is even more overtly anti-immigration and protectionist. Mr Berlusconi's own words about the future of Alitalia, the country's sickly airline, suggest that he is keener on state-fostered national champions, however inefficient, than on the discipline of the free market. Indeed, he and Mr Tremonti often prefer to cast blame on the EU, the euro and the European Central Bank than to accept that Italy's ills are largely home-grown.
--Yet the omens are not all bad. Mr Berlusconi seems to understand, belatedly, the seriousness of Italy's economic situation. His comfortable majority means that he has no more excuses for putting off reforms. This will be his biggest test; hope, for Italy's sake, that he passes it.


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Foto sotto: abolito il bollo auto: si ringraziano gli elettori della defunta sinistra arcobaleno
15 aprile 2008

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POLITICA
Foto sotto: Scheda Rosa
15 aprile 2008

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POLITICA
Elezioni Politiche 2008
11 aprile 2008
Notizia Riservata Marioemario.
Si vince.

Marioemario

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POLITICA
La parola di oggi è: loft
10 aprile 2008
Giovedì, 10 Aprile 2008
La parola di oggi è: loft

La pronuncia sonora della parola del giorno è disponibile all'indirizzo http://www.zanichelli.it/iniziative/word.asp


loft
n.
1 soffitta; solaio; sottotetto: l. ladder, scala (retrattile, ecc.) per sottotetto
2 (agric.) fienile
3 piccionaia
4 (archit.) balconata, galleria (in chiese, ecc.): choir l., galleria del coro; cantoria
5 (ind.) area di lavoro
6 (USA) magazzino
7 (USA) loft; magazzino o altro locale trasformato in appartamento
8 (sport) elevazione
· (edil.) l. conversion, trasformazione di una soffitta in attico.


La parola è tratta da:
il Ragazzini 2008
Dizionario inglese italiano italiano inglese
di Giuseppe Ragazzini
Zanichelli editore

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"Il principale esponente dello schieramento a noi avverso"
10 aprile 2008

Silvio Berlusconi si candida a Presidente del Consiglio, ma non ha nessuna voglia di farlo (cfr maria e). Il patto scellerato con Gianfranco Fini prevede che non appena Giorgio Napolitano uscirà di scena, in un modo o nell'altro, Berlusconi tenterà di raggiungere il Quirinale per cedere il posto all'ex segretario di AN.

Chi vota PDL sappia che sta contribuendo ad eleggere Berlusconi Presidente della Repubblica. Sappia che sta eleggendo Presidente del Consiglio qualcuno che non ha più né il fisico, né interesse e desiderio di occuparsi di Governo.

Quindi, cari amici, cari lettori, cari associati di marioemario,

Under 30 al Municipio e al Comune di Roma;
PD alla Camera e al Senato;
Rutto libero alla Provincia di Roma;

Ezio Mario


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POLITICA
Foto sotto: ma come fa l'italiano medio a disinteressarsi della politica?
8 aprile 2008
POLITICA
Per non morire di vecchiaia. Vota Under 30.
6 aprile 2008
 
POLITICA
Why Berlusconi is still unfit to run Italy
4 aprile 2008

Italy's election

A Leopard, spots unchanged
Apr 3rd 2008
From The Economist print edition

Silvio Berlusconi has failed to show that he is any more worthy of leading Italy today than he was in the past

AFPUNLESS a technical hitch causes a postponement, Italy will go to the polls on April 13th and 14th to elect its 62nd post-war government—and the signs are that it will be led by Silvio Berlusconi, just like the 53rd, the 59th and the 60th. By clinging to the familiar, are the Italians paradoxically hoping for change? Theirs, after all, is a country in which “everything must change so that everything can stay the same,” according to Giuseppe di Lampedusa, author of “The Leopard”, the great Sicilian novel. Perhaps they believe that by bringing Mr Berlusconi back to power they can invert this maxim and keep everything the same in order to promote reform. If so, they are likely to be disappointed.

During his most recent spell in office, between 2001 and 2006, Mr Berlusconi did achieve modest improvements to Italy's unsustainable pension system and to its inflexible labour market. Much of his energy, though, was devoted to furthering his own, or his friends', interests. Some of his efforts took the form of laws (like the country's statute of limitations) that helped him to avoid conviction, some to attacks on the judiciary, some to the introduction of a voting system partly designed to keep him in power. In this he was disappointed, but the new system did lead—as intended—to a parliament in which a plethora of parties was represented, nine of the 39 in a centre-left government with a carpaccio-thin majority. Predictably, it carried out few reforms. Predictably, too, it came to a premature end. Hence the election.


Perhaps, now that he is rid of most of his legal troubles, he can start to think more about a place in history as a great reformer and less about staying out of jail. It's possible. He is 71, and could take the view that he has nothing to lose by attacking the immobilismo of politics that lies behind the relative decline of the Italian economy (see article). But that is unlikely. He has never shown much interest in reform. He is more likely to have his eyes on a populist route to the presidency.

Besides, more is at stake in this election than the possibility of real change. For this year, as in every year in which Mr Berlusconi has been a candidate, Italians are being asked to vote for someone who is simply unfit to lead a modern democracy. That seemed likely from the very first, in 1994, when he came to office presiding over a huge business empire that included a virtual monopoly of Italy's commercial television. He merely shrugged at this, just as he shrugged when corruption came to light at his main company and his brother Paolo, to whom he had entrusted some of his affairs, was charged. The magistrates were politically motivated, he averred.

His government fell, for unrelated reasons, but just over six years later he was back. The judicial investigations into his affairs had multiplied and the conflicts of interest were still unresolved. The Economist, which had called on him to resign in 1994, declared him unfit to run Italy (see article). His response was a libel suit, which remains open. Our judgment, however, has been amply vindicated. Not only did the charges and conflicts of interest persist but so did the attacks on the judiciary. They were accompanied by changes in the law designed to ensure that no conviction would ever sully his name. In January this year, for instance, he was acquitted of false accounting in the 1980s because a law passed by his government in 2002 had decriminalised the activities he was accused of.

Two months ago the European Court of Justice ruled that Italy smothered competition in broadcasting. Private television is still dominated by Mr Berlusconi. He is still Italy's richest man, still beset by conflicts of interest, still unfit, even if he were a great reformer, to rule Italy. Italians should vote for Walter Veltroni, his opponent from the centre-left, instead.


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"Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così.
La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







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