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Fortunatamente non è andata così.


POLITICA
L'unità sindacale non è un valore, l'opportunismo neanche
15 novembre 2008

L'Italia ha bisogno di rinnovare il proprio sistema di relazioni industriali. Sul piano legislativo, delle prassi, delle strategie degli attori, delle scelte dei lavoratori, della regolazione delle risorse pubbliche.

Questo cambiamento passerà anche attraverso la rottura del mito dell'unità sindacale. Non c'è motivo di sperare che gli attori sindacali, paradossalmente fin troppo plurali ormai nel nostro Paese, si presentino sempre coalizzati e con identiche richieste ai tavoli di contrattazione e ai tavoli di gestione di fondi pubblici destinati ai lavoratori e alle attività bilaterali.

Non c'è motivo per continuare ad osservare adesioni ai sindacati stratificate ideologicamente e non determinate di volta in volta in base alla proposta di servizi e politiche contrattuali. In una società complessa e in un sistema produttivo frammentato, slegato dalle ideologie e non più appoggiato sulle classi sociali, il sistema di relazioni industriali deve potersi basare su pluralità e diversità delle organizzazioni coinvolte.

C’è bisogno di una competizione positiva tra modelli di sindacato e modelli di relazioni sindacali. I lavoratori sceglieranno sempre di più la propria adesione sindacale
sulla base di differenti proposte di contrattazione, sulla base di visioni del lavoro, del sindacato stesso, del contratto e delle relazioni di lavoro.

Non è pericoloso quindi che la CGIL talvolta non firmi un contratto o smetta di essere il socio di maggioranza di una coalizione, la cosiddetta “triplice”, che per troppi anni ha spartito silenziosamente potere e risorse in parti eque, peraltro ignorando giovani e outsiders.

L’ammodernamento però passa anche attraverso altre innovazioni. Se i sindacati devono abbandonare il loro collateralismo e tagliare ogni rapporto con la politica, altrettanto devono fare le organizzazioni datoriali; prima tra tutte Confindustria presso i cui congressi nazionali e locali Silvio Berlusconi si presenta sempre più spesso in vesti di fatto non istituzionali, dialogando di politica, elezioni e facendo coincidere programmi elettorali, proposte di governo e richieste degli imprenditori.

La modernizzazione passa anche attraverso la fine della cooptazione di sindacalisti ai vertici dirigenziali di enti e aziende pubbliche. Perchè mai Berlusconi ha nominato alla presidenza di Poste Italiane un sindacalista CISL? Stanno avvenendo degli scambi tra sindacati filogovernativi e Governo?

L’innovazione ha bisogno anche di maggiore controllo dei lavoratori sulla strada che prendono le risorse affidate ai sindacati per formazione e sicurezza, e maggiore attenzione ai numerosi distacchi sindacali imboscati nella politica o chissà dove.

Non ho paura di scendere in piazza il 14 novembre per l’Università e la Ricerca senza la CISL. Non mi spaventa che il mio prossimo contratto non venga firmato dalla CGIL. Mi spaventa scoprire che uno sciopero generale venga indetto perché Berlusconi ha fatto uno sgambetto o che un protocollo venga firmato perché il ministro del Lavoro è amico d’infanzia di un segretario confederale. Soprattutto mi spaventano le cene segrete. Rischiano di divenire "cene dei cretini". La Thatcher non aveva bisogno di nascondersi mentre modernizzava il Regno Unito.

Andrea Bernardi


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ECONOMIA
Ei fu. Siccome immobile, il Prestito Ponte
12 novembre 2008
Il Commissario Europeo ai Trasporti Tajani, dall'alto delle sue competenze e della sua autorevolezza ed indipendenza ha deciso quanto segue.

1) L'operazione CAI aumenta la concorrenza nel settore dei trasporti aerei italiani.
Ah Si?

2) C'è discontinuità aziendale tra la vecchia e la nuova Alitalia.
Ah Si?

3) Il prestito ponte è giudicato aiuto di Stato quindi dovrà essere restituito.
Cioè la bad company (in mano al ministero del Tesoro, e colma di debiti) dovrà ripagare allo Stato il prestito ponte di 300 milioni di euro. I soldi, stanziati da Prodi nella misura di 300 e non 100 milioni su richiesta di Berlusconi ed erogati dal nuovo Governo Berlusconi, erano richiesti dalla cordata per concludere l'offerta di acquisto.

Quindi, ricapitolando.

Il padre del ministro ombra del PD, Colaninno, Marcegaglia, il futuro partner straniero eccetera, non dovranno restituire ai cittadini italiani il prestito ponte.
Una compagnia piena di centinaia di milioni di debiti, di proprietà dello Stato, dovrà restituire ai cittadini italiani i 300 milioni di prestito ponte.

Ovvero i 300 milioni sono fottuti.

Però, però, però... l'italianità è salva.

PS: vedi foto, Lombroso avrebbe notato inquietanti somiglianze tra Tajani e G. W. Bush.
ECONOMIA
Indovinate il decreto salva banche da dove prende i soldi?
11 ottobre 2008

Indovinate il decreto salva banche da dove prende i soldi? 

DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008, n. 155

Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali...

articolo 7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante: a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le
regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle universita'; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonche' quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;

dalle università...

che sia per placare i camionisti cileni o i mercati, cosa c'è di meglio che tagliare i fondi della ricerca?

un lucano.


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POLITICA
La riforma che uccide l'Università
22 luglio 2008

La Stampa
Francesco Ramella
22-07-2008

Le polemiche sulla giustizia hanno messo in secondo piano la discussione sulla sostanza della manovra finanziaria varata dal governo. Alcune misure riguardano il mondo dell’Università e della ricerca scientifica. In primo luogo, viene deciso un contenimento progressivo dei finanziamenti pubblici (fondo ordinario) per un totale di circa 1,5 miliardi nel prossimo quinquennio. Le università avranno la facoltà di trasformarsi in fondazioni private e ciò, nelle parole della ministra dell’Università, Mariastella Gelmini, dovrebbe favorire la raccolta di contributi e donazioni da parte dei privati. In secondo luogo, viene stabilito un blocco parziale del turn-over: fino al 2011 ogni 10 docenti che cesseranno il servizio ne saranno assunti due. Nel 2012, 5 ogni 10. Tenendo conto delle stime fornite dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario sulle uscite previste nel prossimo quadriennio (Rapporto 2007), ciò significa una riduzione di oltre 7.200 unità: quasi il 12% del corpo docente. La ministra ha presentato questi provvedimenti nei termini di una sfida positiva: «Le università, come il resto dello Stato, dovranno spendere meno, ma potranno spendere meglio». L’opinione dei rettori è, naturalmente, ben diversa: a loro avviso i tagli proposti dal governo sono di «portata (...) dirompente» e preannunciano un «progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato». In realtà, quello che lascia più perplessi è la mancanza di lungimiranza di queste misure, tipiche di un Paese che sembra ormai incapace di pensare al proprio futuro. Negli ultimi anni il nostro sistema universitario è stato sottoposto ad un faticoso processo di riforma che ha coinvolto tutti i docenti. I frutti si iniziano ad intravedere e un sistema di valutazione nazionale - richiesto dagli stessi rettori - che collegasse i finanziamenti alle prestazioni dei vari Atenei, rappresenterebbe un significativo passo avanti. Quello che preoccupa è la mancanza di consapevolezza dello stato penoso in cui versa l’Università italiana, a causa di un cronico sotto-finanziamento e un deficit di ricambio del personale docente (tra i più vecchi d’Europa). Due difetti che la manovra va notevolmente ad aggravare, con risultati che rischiano di essere disastrosi per il nostro Paese. Nei nuovi scenari della competizione internazionale, lo sviluppo è legato a doppio filo agli investimenti nella ricerca e nella formazione. Sotto questo profilo, l’Italia non soltanto è indietro rispetto alle altre economie industrializzate, ma rischia di aggravare ulteriormente il suo ritardo. Secondo l’ultimo rapporto Ocse (Education at a Glance 2007) spendiamo per l’università una quota pari allo 0,8% del Pil, contro una media dei paesi avanzati dell’1,3. Per ogni studente vengono impegnati mediamente 7.700 dollari (i dati sono riferiti al 2004 e calcolati a parità di potere di acquisto), contro una media Ocse di 11.100 (Spagna 9.400; Germania 12.200; Francia 10.700). Se è vero che i docenti di ruolo sono cresciuti nel corso degli ultimi 10 anni (del 26% tra il 1997 e il 2007: dati Miur), è però vero che siamo ancora molto distanti da un rapporto soddisfacente con il numero di iscritti. Nel 2005 in Italia c’erano 21,4 studenti per ogni docente universitario, contro una media dei paesi avanzati di 15,8 (Spagna 10,6; Germania 12,2; Francia 17,3). Peggio di noi fa soltanto la Grecia (30,2). In una recente intervista la ministra Gelmini - dopo aver rassicurato gli studenti che i tagli non si ripercuoteranno sulle tasse d’iscrizione - ha riassunto in quattro parole il futuro che si immagina per l’università italiana: internazionale, eccellente, meritocratica e trasparente. In poche parole, un sistema con pochi soldi ma ispirato da criteri di professionalità e competenza. Questi criteri, che condividiamo, dovrebbero però valere per tutti. A partire dalle più alte cariche di governo. Per il momento, per sognare, basta collegarsi al sito del governo spagnolo e scorrere la biografia della ministra dell’Università e dell’innovazione: dottore di ricerca in biologia molecolare, con un lungo curriculum di incarichi ai massimi livelli in prestigiose istituzioni pubbliche e aziende private che si occupano di ricerca e innovazione.


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POLITICA
Avviso Legale
19 giugno 2008

Con decorrenza 29 giugno 2002, marioemario vi manda a fanculo!


Tanto il procedimento è sospeso. Che ce frega.
Sospeso insieme a quello dei furti, degli scippi, delle rapine, degli stupri e dei sequestri senza aggravanti, delle lesioni, della guida in stato di ebbrezza, dell'associazione criminale ti tipo non mafioso, ecc.

Per eventuali richieste di danni rivolgersi ai legali del Movimento Marioemario: avv. Sor Mario in Roma e avv. Idp in Lisbona.

Cordialità,
marioemario


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POLITICA
Foto sotto: c'avete la faccia come il culo
18 giugno 2008

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POLITICA
Alitalia: 48 milioni di euro bruciati in 16 giorni
24 maggio 2008

Dall'insediamento del Governo Berlusconi IV, la mancata vendita di Alitalia è costata alla Repubblica Italiana 3 milioni di euro al giorno.

Il NO ad Airfrance e la fantomatica "cordata italiana" sono costati ai cittadini italiani 48 milioni di euro, aka 93 miliardi di lire.

mario b ringrazia i difensori della "italianità" e rimanda alla prossima tappa del nostro countdown

ICI abolita
21 maggio 2008

Caso 1
Il mio collega Ugo, atticista militante, ha una bella casa in centro e una bella villa al mare, a Capalbio. La moglie è legalmente residente al mare, lui a Roma, in  realtà vivono entrambi nel loro attico sul lungo Tevere. Prima questo giochino serviva a pagare l'imposta sulla seconda casa con la stessa aliquota della prima. Due ICI sulla prima casa in pratica; a questo servono i commercialisti in Italia.
Risultato: Ieri pagavano due ICI. Oggi pagheranno zero ICI.

Caso 2
Il vicino di casa di Arturo, commerciante, dentista, avvocato, evade le tasse. Ma almeno è costretto a pagare l'ICI sulla sua casa nel quartiere San Saba.
Risultato: Ieri almeno pagava l'ICI. Oggi neanche quella.

Caso 3
Maria Rossi, operaia di Roma Metropolitane è nella soglia di esenzione dell'ICI decisa dal Comune di Roma l'anno scorso.
Risultato: Ieri non pagava l'ICI. Oggi non la paga neanche Chicco Testa con il suo attico in centro storico e il suo stipendio da super manager pubblico.

Godi Popolo,
mario b


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politica interna
Editoriale mariologico
14 maggio 2008

Dalla rassegna stampa di questa mattina abbiamo compreso di essere entrati nella terza repubblica. Il PD e La Repubblica scaricano e attaccano Travaglio, la stampa di centro sinistra incorona Berlusconi al rango di statista, Letta approva il discorso alla Camera del Presidente del Consiglio, Lusetti dichiara che si è dovuto mordere le mani per impedirsi di applaudire in continuazione il Presidente Berlusconi alla Camera. Veltroni prosegue con suo stile da "grande coalizione" dei poveri, coordinando il Governo Onanistico, pardon, governo Ombra, vedi foto sotto.

C'è puzza di bruciato, tanto che qualcuno ipotizza che Veltroni si sia accordato con Berlusconi a Novembre. Walter ha bisogno di Silvio per resistere al vertice del PD per 5 anni, poi si vedrà. De Benedetti teme di perdere i sussidi alla stampa o vuole rilanciare il suo fondo di venture capital in perdita?

Non so cosa stia accadendo, ma non mi piace. Non potendo parlare della Sicula Assicurazioni, perchè proibito, mi tolgo uno sfizio. Marioemario pubblica in testata un amarcord, che in realtà in pochi conoscono. La telefonata che Berlusconi fece a Dell'Utri per avvisarlo che Mangano (l'eroe ndr) gli aveva lasciato una bomba sotto casa. E di questo ridono e scherzano.

Non posso negare che Berlusconi ha stravinto le elezioni e confesso che ipotizzo che probabilmente governerà bene. Non riuscirete mai, però, a convincermi che trattasi di uno statista e che passerà alla storia come il De Gasperi dei giorni nostri. Chi ha la memoria corta o interessi economici o di potere convergenti con quelli di Berlusconi si accomodi. Noi ringraziamo, salutiamo cordialmente e ce ne andiamo. Non so ancora dove ma ce ne andiamo se necessario.

Ezio Mario


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Il Presidente non c'è più: citofonare picone
20 aprile 2008

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The return of Silvio Berlusconi
18 aprile 2008

Mamma mia

Apr 17th 2008
From The Economist print edition

Italians may come to regret electing Silvio Berlusconi once again

ASTONISHINGLY, il Cavaliere is back. At the ripe age of 71, Silvio Berlusconi won a convincing victory in Italy's general election on April 13th and 14th, giving him a big majority in both houses of the Italian parliament. There is every sign that his government will last. His political group, People of Freedom, has absorbed the right-wing National Alliance party, he has shed one unreliable ally in the centrist UDC party, and his main partner, the Northern League, will be reluctant to unseat him. Despite a dotty electoral system, foisted on the country by Mr Berlusconi himself in 2006, Italy may be in for five years of relatively stable government (see article).
--Why did Italian voters return Mr Berlusconi for a third time, after his previous wins in 1994 and 2001? There are three answers. The most important was disappointment with the bickering centre-left government of Romano Prodi. It may have repaired Italy's unruly public finances, but only by the unpopular means of raising and collecting more taxes. It did little by way of broader reforms. Because the election came only 23 months after Mr Prodi took office, his successor as centre-left leader, Walter Veltroni, had too little time to establish himself as a credible alternative.
--The second explanation for Mr Berlusconi's success is, as ever, his grip on Italy's media. Through his Mediaset empire, he controls most of Italian private television. Now that he is back in government, he will indirectly control state-run television too, giving him influence over some 90% of Italian TV. It is to the centre-left's eternal discredit that in its two recent periods in office it did nothing to deal with Mr Berlusconi's conflicts of interest in the media. Nor did it reverse the mish-mash of judicial and procedural laws that Mr Berlusconi pushed through to help him stave off conviction in the myriad court cases that Italy's magistrates have brought against him.
Still unfit
It was Mr Berlusconi's conflicts of interest and his tangled web of judicial proceedings that first led The Economist to judge him unfit to be prime minister. We stick to that view. When he suggests that magistrates should be subject to mental-health checks, or when one of his close associates, a senator who is appealing against conviction for associating with the Mafia, says a convicted mob killer was a hero, there are good reasons to argue that Mr Berlusconi should not lead his country.
--Yet the biggest challenge now for Mr Berlusconi does not concern conflicts of interest, court cases or the Mafia. It is the dire state of the Italian economy. Indeed, economic woes provide the third explanation why disillusioned voters preferred him to the centre-left. They felt that Mr Prodi's government had done nothing for them except to increase their tax bills. And, against all previous experience of Mr Berlusconi's tawdry governments, many people still want to believe in the magic that made him Italy's richest man. They hope that some of it may rub off on them, making all Italians richer.
--Voters have good cause to fret about the economy. In the past two decades Italy has unquestionably become the sick man of Europe. The IMF forecasts that, both this year and next, its economy will grow by a mere 0.3%, the slowest rate of growth in the European Union and among G8 rich countries. This year Italy's GDP per head has fallen below the EU average for the first time. Next year, it will fall below Greece, after being overtaken by Spain in 2006. Even against a slowing world economy, Italy stands out for its dim prospects.
--The country's slow growth has persisted under governments of centre-right and centre-left. Its causes are deep-rooted and structural, so they will take years to remedy. Italy is deemed by international watchdogs to be one of the most heavily regulated of all rich countries. Trade unions and special interests have repeatedly fought off attempts at reform. Infrastructure is crumbling, the investment climate is unwelcoming, inflation is troubling and productivity growth has been low (indeed, it has recently been negative). The education and health-care systems are deteriorating. Public administration is inefficient and corrupt, especially in the south—the latest evidence being the Naples garbage mountain.
Time to liberalise
What Italy needs is wholesale liberalisation and the promotion of more competition to reinvigorate its legion of entrepreneurs and small businesses. There is no reason to assume that it would fail. The north of Italy has done well even as the south has stagnated. Italian exporters have proved nimble and creative. Fiat has been transformed. The banks, once notoriously inefficient, have become internationally competitive.
--Mr Berlusconi and his finance minister and chief ideologue, Giulio Tremonti, now have a golden opportunity to build on these successes by exploiting their huge parliamentary majority to bring in sweeping supply-side reforms. The question is whether they will take it. The ousting of the far-left from parliament may risk making confrontations over reforms or spending cuts worse. But if the government succeeds in reforming, our verdict on Mr Berlusconi would have to be tempered by the acknowledgment that even he is capable of improvement. Unfortunately there are grounds for scepticism about the new government's reforming credentials.
--Mr Tremonti has taken to railing against globalisation as the primary cause of Italy's (and Europe's) problems. The Northern League, which did well in the election, is even more overtly anti-immigration and protectionist. Mr Berlusconi's own words about the future of Alitalia, the country's sickly airline, suggest that he is keener on state-fostered national champions, however inefficient, than on the discipline of the free market. Indeed, he and Mr Tremonti often prefer to cast blame on the EU, the euro and the European Central Bank than to accept that Italy's ills are largely home-grown.
--Yet the omens are not all bad. Mr Berlusconi seems to understand, belatedly, the seriousness of Italy's economic situation. His comfortable majority means that he has no more excuses for putting off reforms. This will be his biggest test; hope, for Italy's sake, that he passes it.


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Foto sotto: abolito il bollo auto: si ringraziano gli elettori della defunta sinistra arcobaleno
15 aprile 2008

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POLITICA
Foto sotto: Scheda Rosa
15 aprile 2008

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POLITICA
Elezioni Politiche 2008
11 aprile 2008
Notizia Riservata Marioemario.
Si vince.

Marioemario

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POLITICA
Stalin neanche.
18 marzo 2008

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POLITICA
Maria T dichiara aperta la settimana della disperazione politica.
11 marzo 2008

Le liste del PdL, che ella pensava di votare, sono di una tristezza unica. Non solo vengono praticamente riconfermati tutti, non solo viene escluso Capezzone, ma ora entrano pure i vecchi fascisti. Che almeno si candidassero con i loro pari, e invece no.

Ora ditemi voi che cosa si può fare in una simile situazione. L’arco parlamentare si presenta in questo modo, da sinistra a destra. Bertinotti e soci: invotabili causa idee così assurde che si commentano da sole. PD: invotabile per incompatibilità antropologica, appena uno dei loro candidati pronuncerà la parola “sacrificio” magari ci ripenserò ma credo che non accadrà mai. UDC e affini: invotabili in quanto clericali, sono cattolica ma non guelfa. PdL: ideologicamente simpatico in partenza, affossato progressivamente dalle sparate stataliste di Berlusconi (e ho detto tutto), progressivamente più invotabile. La Destra: invotabile in quanto tendenzialmente priva di senso, anche se l’iconografia è pure carina.

Chiedo a marioemario di aprire un sondaggio per aiutarmi a decidere. Le voci da inserire sono le seguenti tre:

a) “Non andare a votare”

b) “Emigra”

c) “Vaffanculo”


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POLITICA
Tabacci-Capezzone PDL
9 marzo 2008
Stimavamo due deputati della coalizione di centro destra. Solo due. Tabacci e Capezzone.
Berlusconi ha appena deciso di non ricandidare Capezzone. Tabacci se ne è già andato da solo.
Non resta nulla di buono nel centro destra.

Marioemario

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"Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così.
La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







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