.
Annunci online

blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Aggiornati con i feed

.

Fortunatamente non è andata così.


ECONOMIA
Indovinate il decreto salva banche da dove prende i soldi?
11 ottobre 2008

Indovinate il decreto salva banche da dove prende i soldi? 

DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008, n. 155

Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali...

articolo 7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante: a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le
regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle universita'; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonche' quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;

dalle università...

che sia per placare i camionisti cileni o i mercati, cosa c'è di meglio che tagliare i fondi della ricerca?

un lucano.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. economia tremonti pdl università ricerca

permalink | inviato da marioemario il 11/10/2008 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
La riforma che uccide l'Università
22 luglio 2008

La Stampa
Francesco Ramella
22-07-2008

Le polemiche sulla giustizia hanno messo in secondo piano la discussione sulla sostanza della manovra finanziaria varata dal governo. Alcune misure riguardano il mondo dell’Università e della ricerca scientifica. In primo luogo, viene deciso un contenimento progressivo dei finanziamenti pubblici (fondo ordinario) per un totale di circa 1,5 miliardi nel prossimo quinquennio. Le università avranno la facoltà di trasformarsi in fondazioni private e ciò, nelle parole della ministra dell’Università, Mariastella Gelmini, dovrebbe favorire la raccolta di contributi e donazioni da parte dei privati. In secondo luogo, viene stabilito un blocco parziale del turn-over: fino al 2011 ogni 10 docenti che cesseranno il servizio ne saranno assunti due. Nel 2012, 5 ogni 10. Tenendo conto delle stime fornite dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario sulle uscite previste nel prossimo quadriennio (Rapporto 2007), ciò significa una riduzione di oltre 7.200 unità: quasi il 12% del corpo docente. La ministra ha presentato questi provvedimenti nei termini di una sfida positiva: «Le università, come il resto dello Stato, dovranno spendere meno, ma potranno spendere meglio». L’opinione dei rettori è, naturalmente, ben diversa: a loro avviso i tagli proposti dal governo sono di «portata (...) dirompente» e preannunciano un «progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato». In realtà, quello che lascia più perplessi è la mancanza di lungimiranza di queste misure, tipiche di un Paese che sembra ormai incapace di pensare al proprio futuro. Negli ultimi anni il nostro sistema universitario è stato sottoposto ad un faticoso processo di riforma che ha coinvolto tutti i docenti. I frutti si iniziano ad intravedere e un sistema di valutazione nazionale - richiesto dagli stessi rettori - che collegasse i finanziamenti alle prestazioni dei vari Atenei, rappresenterebbe un significativo passo avanti. Quello che preoccupa è la mancanza di consapevolezza dello stato penoso in cui versa l’Università italiana, a causa di un cronico sotto-finanziamento e un deficit di ricambio del personale docente (tra i più vecchi d’Europa). Due difetti che la manovra va notevolmente ad aggravare, con risultati che rischiano di essere disastrosi per il nostro Paese. Nei nuovi scenari della competizione internazionale, lo sviluppo è legato a doppio filo agli investimenti nella ricerca e nella formazione. Sotto questo profilo, l’Italia non soltanto è indietro rispetto alle altre economie industrializzate, ma rischia di aggravare ulteriormente il suo ritardo. Secondo l’ultimo rapporto Ocse (Education at a Glance 2007) spendiamo per l’università una quota pari allo 0,8% del Pil, contro una media dei paesi avanzati dell’1,3. Per ogni studente vengono impegnati mediamente 7.700 dollari (i dati sono riferiti al 2004 e calcolati a parità di potere di acquisto), contro una media Ocse di 11.100 (Spagna 9.400; Germania 12.200; Francia 10.700). Se è vero che i docenti di ruolo sono cresciuti nel corso degli ultimi 10 anni (del 26% tra il 1997 e il 2007: dati Miur), è però vero che siamo ancora molto distanti da un rapporto soddisfacente con il numero di iscritti. Nel 2005 in Italia c’erano 21,4 studenti per ogni docente universitario, contro una media dei paesi avanzati di 15,8 (Spagna 10,6; Germania 12,2; Francia 17,3). Peggio di noi fa soltanto la Grecia (30,2). In una recente intervista la ministra Gelmini - dopo aver rassicurato gli studenti che i tagli non si ripercuoteranno sulle tasse d’iscrizione - ha riassunto in quattro parole il futuro che si immagina per l’università italiana: internazionale, eccellente, meritocratica e trasparente. In poche parole, un sistema con pochi soldi ma ispirato da criteri di professionalità e competenza. Questi criteri, che condividiamo, dovrebbero però valere per tutti. A partire dalle più alte cariche di governo. Per il momento, per sognare, basta collegarsi al sito del governo spagnolo e scorrere la biografia della ministra dell’Università e dell’innovazione: dottore di ricerca in biologia molecolare, con un lungo curriculum di incarichi ai massimi livelli in prestigiose istituzioni pubbliche e aziende private che si occupano di ricerca e innovazione.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. università ricerca pd pdl futuro

permalink | inviato da marioemario il 22/7/2008 alle 15:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
Foto sotto: ci sono le premesse per poter persino ritrovarsi un giorno a rimpiangere il pessimo Mussi
8 maggio 2008
ECONOMIA
Adapt
20 marzo 2008



Ho trascorso un paio di giorni a Modena, presso la fondazione universitaria Marco Biagi.

Adapt è una costola dell'università di Modena e Reggio Emilia che porta avanti alta formazione e ricerca scientifica sui temi cari al professore ucciso sei anni fa dalle brigate rosse.

Con Francesco Lauria ho presentato una ricerca su relazioni di lavoro e organizzazione. Una città sana, un pezzo pulito di università, un luogo accogliente, giovani studenti, professori e ricercatori di tutto il mondo.

I brigatisti hanno ucciso barbaramente un uomo spaventati dalle sue idee senza immaginare che oggi quelle idee sarebbero state ancora più forti e che ogni anno centinaia di giovani avrebbero fatto domanda per iscriversi ai corsi di master e dottorato della scuola intitolata a Marco Biagi.

Ogni anno, nei giorni dell'anniversario, c'è qualcuno che dall'Australia, dagli Stati Uniti, dalla Cina, o dalla Francia prende l'aereo per partecipare al convegno internazionale in ricordo di Marco Biagi, per apprenderne il metodo e discuterne le idee. Ogni anno, ogni giorno, un pezzo sano di società e di università sconfigge nuovamente le brigate rosse e la loro follia assassina ed impotente.
 
Andrea Bernardi


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. marco biagi lavoro università ricerca

permalink | inviato da marioemario il 20/3/2008 alle 0:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
POLITICA
Goodbye Mussi, Oggi su Europa
21 febbraio 2008

Grazie a Dio, l'Università e la Ricerca erano la priorità del Governo Prodi e del programma dell'Unione. Altrimenti saremmo già a coltivare i campi e non qui a scrivere della disastrosa gestione del MIUR da parte di Mussi, Modica, Ragone e company.

Le riforme sono rimaste a metà non per la caduta del Governo ma per l'indecisione e la lentezza del Ministero che non ha saputo affrontare le terribili lobby accademiche con risolutezza e competenza. I soldi promessi sono giunti in piccola parte, in ritardo e sono stati persino decurtati di qualche milione di euro destinato a buon ragione ai camionisti cileni. La necessaria e auspicata da tutti norma “anti rettori a vita” non è mai arrivata, la riforma della Governance degli Atenei neanche.

I concorsi per associato e ordinario sono stati bloccati per due anni in attesa delle nuove procedure di mai approvate. Ora sono stati riaperti i bandi con le vecchie regole permettendo l'ennesima corsa alla diligenza prediletta dai figli e dagli amici dei baroni.

Gli sbandierati fondi straordinari per posti da ricercatore sono una goccia nel mare, e, come se non bastasse, in questi giorni, per un "mero errore materiale" commesso dal Ministero dell'Università sono stati bloccati tutti i concorsi banditi con fondi ordinari di ateneo. In questo caos, un sottosegretario dichiara contro il proprio ministro, il ministro dichiara contro il proprio direttore generale.

In attesa delle nuove procedure e nell'incapacità di portare a termine le riforme l'Università muore. I magrissimi stipendi netti degli assegnisti di ricerca sono diminuiti per via dell’innalzamento delle aliquote previdenziali. C'è chi ha presentato domanda a un concorso bandito nel maggio 2007 e verrà convocato per il primo scritto, forse, nel dicembre 2008! Migliaia di precari della ricerca dopo tre, cinque, otto anni di contratti annuali non sanno SE, QUANDO, e COME si bandiranno i concorsi da ricercatore ai quali ambiscono di partecipare. Centinaia di ricercatori sono senza stipendio ma al lavoro in attesa di un Governo serio e di un Ministro dell'Università credibile e non distratto dalla nascita del proprio nuovo partito.

Come non rimpiangere la coerenza e l’onesta del Ministro Moratti che con la sua riforma aveva abolito il ruolo dei ricercatori?

Spero che il Consiglio dei Ministri o le Camere sappiano congedarsi onorevolmente ponendo rimedio ad alcune di queste vergognose discrasie lasciando un ricordo lievemente meno amaro di questa Legislatura.

Andrea Bernardi

Ricercatore e professore a contratto, Università degli Studi Roma Tre.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. università ricerca pd

permalink | inviato da marioemario il 21/2/2008 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
sfoglia
settembre        novembre


Carpe Dem
Mario k e Mario e
Kalash
Mario Biraschi
Mario Remo Remotti
Mario Carzaniga
Giovani Democratici crescono
la lettera di Veltroni
Andrea Causin
Blog Margherita
Cappelli
Moby Prince
Page3 Le nuove ragioni della ....
Mario Macaluso
Fondazione Adriano Olivetti
Marzabotto
nuova via
maria emma
Vasco Mario
Ianna
Luca Rizzo Nervo
Santilli
Mario Andrea Pacella
La Base
Il DeA
zerbotti
hermanno
Andrea Iacomini
Roberto Giachetti
Maestro Adinolfi, Mario A
Romolo
Mario Obama
Linda Lanzillotta
Paolo Gentiloni
donne stampa
Africa
W Chile
Colombia
Glocus
Economist





"Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così.
La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







My status

Add to Technorati Favorites