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Fortunatamente non è andata così.


L'evoluzione dell'introversione di una città
12 novembre 2008



Fase 1
Non si costruiscono metropolitane per tutelare il patrimonio archeologico

Fase 2
Si scava a mezzi con il Vaticano un enorme parcheggio sotto il Gianicolo (oggi sempre deserto) e notte tempore si gettano in discarica i resti di una villa romana.

Fase 3
Non si abbattono alberi neanche se scende in terra Sant'Antonio. Ove necessario come al cantiere Fucksas dell'EUR si provvede a trasportare delicatamente gli alberi in periferia al costo di 50 mila euro cadauno.

Fase 4
Gli scavi archeologici dell'Appia Antica hanno tagliato le radici a dozzine di pini che crollano ad ogni botta di ponentino.

Fase 5
Cartagirone e company costruiscono l'anima de li mortacci loro intorno al raccordo anulare, circondando la capitale con una sorta di linea Maginot di cemento armato. Tutto ok secondo il piano regolatore di Veltroni.

Fase 6
A piazza Venezia si abbattono pini e palme secolari perchè il sovraintendente deve cercare 4 cocci della malora per concludere la comprensione della città antica. E si scava. E si scava. Ma che te scavi!?

Fase 7
I romani muoiono di traffico e cancro da smog. In particolare quelli che abitano nei quartieri Cartagirone non hanno che le solite stradine dove accodarsi ogni mattino ed ogni sera.

Fase 8
La città da tempo non guarda al futuro e vive male il presente.

Fase 9
Non resta che scavare anche noi un cunicolo dove rifugiarci nella nostra introversione.

Fase 10
Sta città già stava andando a puttane con Veltroni, ormai, la stiamo proprio perdendo.
Addavenì baffone ma alla fine aspetta e spera non è mai venuto.

Mario b


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POLITICA
Palazzine e Palazzinari
5 maggio 2008

Marioemario negli ultimi 4 anni ha dedicato un post al mese al problema palazzinari - architettura di merda - urbanistica. E' davvero la vergogna del centro sinistra a Roma. Per gli amanti del genere, seguirà su marioemario una retrospettiva critica di una selezione dei nostri post sul tema.

Report Rai: puntata speciale sul cemento di merda del modello roma.

Mario b


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POLITICA
Speriamo bene.
27 aprile 2008

La notizia data dopo tre giorni, un testimone loquace che diventa testimonial. E una romena che lancia sospetti. Ritardi, accuse, "angeli salvatori", i pm decidono di secretare l'inchiesta. I magistrati hanno interrogato a lungo Musci, uno dei due testi. Oggi sarà sentito l'altro.
di CARLO BONINI

ROMA - Cosa è accaduto esattamente la sera del 16 aprile nella macchia che circonda la stazione di La Storta? Ma, soprattutto, cosa è accaduto nelle ore e nei giorni immediatamente precedenti e successivi? La procura della Repubblica di Roma - è notizia di ieri - raddoppia i pubblici ministeri incaricati dell'istruttoria (a Erminio Amelio è stata affiancata Maria Monteleone) sulla violenza e il tentato omicidio della ragazza sudafricana e ne secreta gli atti. Atto formalmente neutro, utile a proteggere l'accertamento dei fatti, ma, al tempo stesso, rivelatore di come, in soli sette giorni, lo "spin" della campagna elettorale dell'uno e dell'altro schieramento abbia lavorato a tal punto in profondità sugli eventi di quella notte da metterne in discussione, se non la sostanza (incontrovertibile), l'architettura, l'uso e la rappresentazione che ne sono stati offerti.

Per afferrare dunque il bandolo di quanto è sin qui accaduto, per discernere i fatti dalle suggestioni, è necessario rimettere insieme i pezzi certi di questa storia e le mosse documentabili dei suoi protagonisti. Quelli sin qui noti e quelli sin qui taciuti.

Mercoledì 16 aprile. Una studentessa sudafricana scende intorno alle 21 da un autobus che ferma alla stazione di La Storta (periferia nord di Roma). Viene avvicinata da un uomo, Joan Rus, romeno di 37 anni, che, minacciandola con un coltello, la costringe ad appartarsi in un terreno, dove le usa ripetutamente violenza, prima di sferrarle una violenta coltellata all'addome. Il romeno è disturbato alle 22.30 dall'arrivo di una pattuglia dei carabinieri, che è stata allertata da due uomini. Viene arrestato. La ragazza viene ricoverata con prognosi riservata all'ospedale San Filippo Neri.

La notizia viene taciuta fino alle 14 di sabato 19 aprile, quando, dopo la convalida dell'arresto del romeno, è il comando del nucleo provinciale a darne conto, evitando di indicare sia le generalità della vittima che quelle dei testimoni del fatto, ma offrendo una suggestione: "L'episodio ricalca fedelmente la drammatica vicenda di Giovanna Reggiani".

Il fatto non presenta né allora, né oggi, alcun dubbio. La ragazza è stata violentata. La ragazza ha rischiato di morire per il colpo che ha ricevuto. Joan Rus è il suo carnefice. Non ha avuto complici nell'aggressione.
Poi i due uomini che hanno allertato i carabinieri decidono di mettersi al centro della scena. Uno si chiama Massimiliano Crepas. L'altro, che appare il più loquace, è tale Bruno Musci. Ha 53 anni, fa il meccanico, ha cinque figli. Ha precedenti per spaccio di stupefacenti e rissa, e anche due dei suoi ragazzi, Marco e Roberto, navigano in acque agitate (uno di loro è detenuto). Domenica 20 aprile, Musci è al San Filippo Neri dove, dice, è andato a far visita al fidanzato della figlia. Dove - sostiene - casualmente scopre essere ricoverata la ragazza sudafricana. E dove - sostiene ancora - altrettanto casualmente, incontra Barbara Bardelli, candidata nella lista della Rosa Bianca di Mario Baccini. Il giorno successivo, lunedì 21 aprile, Bruno Musci è sullo sfondo della stretta di mano che sigilla l'apparentamento elettorale e la firma del patto per la legalità tra Baccini e Alemanno (la foto viene pubblicata dal "Messaggero").

Sempre lunedì 21, mentre Gianni Alemanno si presenta non annunciato al nucleo provinciale dei carabinieri, per una visita di cortesia che mette in imbarazzo il comando e costa una denuncia alla procura militare, Musci è ospite di ogni rete televisiva che offra un microfono. Fa visita alla ragazza sudafricana in ospedale, e, ripulito dalla parte meno presentabile della sua biografia di cittadino, viene battezzato l'"angelo salvatore" di una vicenda che così racconta: "Passavamo di lì per caso quando io e il mio amico abbiamo visto una donna in mutandine e reggiseno. Non ho realizzato subito. Poi mi sono accorto che c'era un uomo che con un braccio copriva la bocca della ragazza. All'inizio abbiamo avuto paura e siamo saliti in macchina, quando ci siamo resi conto della gravità di quanto stava accadendo abbiamo avvisato i carabinieri che con una pattuglia transitavano nelle vicinanze. Siamo ritornati sul posto con i militari e abbiamo trovato la ragazza, con un taglio profondo all'addome. L'uomo scappava ma è stato raggiunto dai carabinieri".

Mercoledì 23 aprile, lo spin della campagna di Alemanno viene investito da un controspin. Una e-mail a firma Mario Di Carlo, consigliere regionale del Pd, allaga le caselle postali delle redazioni dei giornali e delle tv. Finisce sul sito "Dagospia". Segnala che il romeno è difeso da avvocati di fiducia che non può permettersi e per giunta di destra. Invita a rintracciare la foto di Musci alla stretta di mano Alemanno-Baccini. L'interessato, Di Carlo, si dice indignato. Racconta di aver spedito quella mail a due amici che ne avrebbero poi fatto un uso sconsiderato.

Le domande si moltiplicano: perché i carabinieri hanno taciuto la notizia per tre giorni? Perché gli avvocati di Rus hanno chiesto una perizia psichiatrica che, di fatto, rende impossibile di qui alle prossime settimane il suo interrogatorio? Esistono risposte. I carabinieri spiegano di aver taciuto la notizia finché è stato possibile, sia per individuare possibili complici, sia per l'impegno al rispetto della privacy assunto con i genitori della ragazza, una coppia di diplomatici. Gli avvocati di Rus (Antonio Sansoni e Francesco Saverio Pettinari, già nello studio di Wilfredo Vitalone) riferiscono di essersi trovati per caso nel processo (Sansoni, un civilista, avrebbe conosciuto Rus in occasione di un trasloco) e di aver chiesto la perizia perché il romeno disturbato lo sarebbe davvero.

Ma non basta. Soprattutto perché, in quelle ore, una commerciante romena che conosceva Rus si presenta in Procura, riferendo di aver raccolto voci nella comunità secondo cui, quel tipo "avrebbe fatto di tutto per soldi. Anche qualcosa che potesse screditare la comunità stessa".

La febbre dunque sale. Anche perché Musci, interrogato in Procura, ammette di essere andato un po' a mano libera nelle interviste che ha rilasciato. Riferisce del suo incontro con la Bardelli, della decisione di farsi testimonial della campagna del centro-destra. Spiega, soprattutto, che la sera della violenza, fu soltanto l'insistenza dell'amico a convincerlo a tornare sul luogo dell'aggressione. E che, comunque, una volta tornati sul posto, la decisione fu comunque di non intervenire. Di chiamare il 112 e andarsene, prima di incontrare casualmente una pattuglia dei carabinieri. Oggi, in Procura, verrà interrogato Massimiliano Crepas (assente a una prima convocazione perché malato).


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25 Aprile a Porta San Paolo, poi tutti a Ostia in ape Under 30
25 aprile 2008
Difendere Roma
23 aprile 2008


Per Difendere Roma clicca qui.

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Difendere Roma: il futuro sindaco di Roma senza la totale mobilitazione di tutti
20 aprile 2008

Gianni Alemanno - all'anagrafe Giovanni Alemanno - (Bari, 3 marzo 1958) è un politico italiano.
Laureato in ingegneria per l'ambiente e il territorio nel 2004, è giornalista pubblicista.
Dal 1992 Alemanno è sposato con Isabella Rauti (figlia di Pino Rauti, oggi leader del partito Movimento Idea Sociale) con cui ha un figlio.

Attività politica
Alemanno entra da giovanissimo in politica, nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino.
È stato arrestato diverse volte: nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. (Ansa, 20/11/1981)

Nel 1982 viene fermato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi 8 mesi di carcere a Rebibbia. (Ansa, 15/05/1988)
Nel 1988 diventa Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI, succedendo a Gianfranco Fini che la gestiva dal 1977. Resterà in carica fino al 1991, caratterizzando il suo segretariato per una più spiccata linea movimentista e per la ripresa di tematiche antiamericane ed antioccidentali.

Il 29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale, lesione ai danni di due poliziotti, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d'America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. Verrà poi prosciolto (Ansa 29 e 30/05/1989)
Il 13 giugno 1991 Umberto Bossi partecipa a una manifestazione della Lega Sud Sicilia a Catania e viene aspramente contestato dal Fronte della Gioventù guidato proprio da Alemanno (ANSA 13.6.1991) Dal 1988 al 1991 è stato segretario nazionale del Fronte della Gioventù.

È stato fondatore e promotore della società di servizi "Euroservice" nel 1990, operativa nel campo dei servizi dell'edilizia e del lavoro giovanile, ed è membro onorario della Camera del commercio e dell'industria dell'Argentina.
Dopo esser stato eletto nel 1990 nel Consiglio regionale del Lazio, nel 1994 viene eletto alla Camera dei Deputati al maggioritario, nel collegio 19 della circoscrizione Lazio 1.

Nel 1996 viene rieletto alla Camera dei deputati nel proporzionale.
Ha fondato insieme a Francesco Storace l'associazione "Area" e attuale membro del comitato di direzione dell'omonimo mensile di attualità politica e culturale. Alemanno e Storace sono stati in AN i principali esponenti della corrente Destra Sociale.
È stato impegnato in associazioni culturali e di volontariato, ha contribuito a promuovere molte iniziative culturali e non profit, tra cui l'"Associazione culturale di Area", il gruppo ambientalista "Fare Verde, l'ONG per la cooperazione internazionale "Movimento comunità", l'associazione di volontariato "Modavi" e la Fondazione "Nuova Italia".
Nel 2000 è stato responsabile organizzativo della campagna elettorale di Francesco Storace per la Presidenza della Regione Lazio e, l'anno seguente, responsabile del programma politico del candidato a sindaco di Roma, Antonio Tajani.
Alle elezioni politiche 2001, è stato rieletto alla Camera nel maggioritario nel collegio 21 della circoscrizione Roma 1. È stato dal 2001 al 2006 Ministro delle Politiche Agricole e Forestali durante i Governi Berlusconi II e III.

Nel novembre 2003 è stato promotore e presidente della prima Conferenza euro-mediterranea sulla Pesca e sulla Agricoltura, in cui sono state definite nuove regole per difendere gli interessi dei pescatori e degli agricoltori.
Il 19 novembre 2004 è stato nominato vicepresidente di Alleanza Nazionale insieme ad Altero Matteoli e Ignazio La Russa. Carica che ha poi abbandonato nel 2005
Indagato dal Tribunale dei ministri per presunti finanziamenti illeciti ricevuti da Calisto Tanzi per la sua rivista «Area», è stato prosciolto l'11 gennaio 2007 perché il fatto non sussiste.
Dal 2005 è presidente onorario dell'Associazione cima Giovanni Paolo II.

L'11 maggio 2006 è stato vittima di un tentativo di aggressione mentre presenziava all'abbattimento di un ponte nel quartiere Laurentino 38 a Roma messo in atto da un gruppo di esponenti dei centri sociali e di autonomi, circa una trentina.Il lancio di sassi e altri oggetti ha ferito un agente di polizia della scorta, colpito da una bottiglia di vetro.
Alle Elezioni Amministrative 2006 è stato il candidato sindaco di Roma della Casa delle libertà, sfidante di Walter Veltroni. Alemanno raccolse il 37,1% dei voti, contro il 61,4% di Veltroni, che venne così rieletto.

Registrazioni audiovideo integrali di Gianni Alemanno sul sito di Radio Radicale


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Difendere Roma: Foto sotto: il futuro ministro delle riforme (Umberto Bossi), il futuro Assessore capitolino al Bilancio (ndr: il canaro)
20 aprile 2008

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POLITICA
Difendere Roma: Alemanno chi?
19 aprile 2008

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POLITICA
Under 30. Per davvero. Pacatamente. Serenamente.
12 aprile 2008


Un uomo solo al comando. Edoardo De Amicis.

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POLITICA
Foto sotto: ma come fa l'italiano medio a disinteressarsi della politica?
8 aprile 2008
POLITICA
Per non morire di vecchiaia. Vota Under 30.
6 aprile 2008
 
POLITICA
Dialogo: Vogliamo dare un futuro migliore ai nostri genitori
1 aprile 2008

mario b: "Signori posso lasciarvi un volantino?"
coppia sui 45 anni con figli: "si grazie"

mario b: "vi piace il nostro slogan? vogliamo dare un futuro migliore ai nostri genitori?"
coppia sui 45 anni con figli: "ai nostri genitori? e a me chi ci pensa!!!!?"

mario b: "mah, veramente"


Risultato:

1) la signora non ha capito che la nostra è una provocazione per spiegare che vogliamo una politica non egoista che pensi al futuro e non al presente.

2) la signora non ha capito che la provocazione era rivolta a loro e non ai suoi genitori.

3) la tipa conferma il nostro timore di egoismo generazionale che under 30 vuole contribuire a superare.


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POLITICA
Foto sotto: La futura classe dirigente del Comune di Roma
29 marzo 2008

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POLITICA
Robert De Niro sponsor di Under 30 per Rutelli
29 marzo 2008
 



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POLITICA
Comune di Roma
25 marzo 2008

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POLITICA
Liste consegnate: Roberto Giachetti Santo Subito! Andrea Bernardi già Santo.
16 marzo 2008

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POLITICA
Candidati Under 30 per Rutelli
15 marzo 2008

Under 30 ha presentato le proprie liste all'Ufficio Elettorale del Comune di Roma.
Il presentatore, Mario B, ha appena ricevuto conferma che tutti i plichi consegnati sono regolarmente compilati e accettati.

Under 30 correrà in tutti i Municipi di Roma e nel Consiglio Comunale.
Ecco la lista del candidati di Under 30 per Rutelli al Comune di Roma.

AMATO Francesco
ASCIONE Patrizia
BERTUCCI Federico
BISCOSSI Tommaso
BONNARD Luc Jean Antoine
BRACCIONI Enrica
BRENGOLA Simone
CAPOTONDI Cristiana
CASU Andrea
CIANCIO Emanuele
DAFANO Andrea detto Specchio
DAMIANI Luca
DELLABELLA Sara
DI BUDUO Francesco
DI COSMO David
DI SANTO Agnese
DONNAMARIA Alessandro
FALLI Lorenzo
FEDERICI Cristina
FERRACCI Sara
FRANCO Cristiano
FRANCO Denia
GAMBIOLI Chiara
GENTILE Alessandra
GIOVANNINI Valerio
LA CAGNINA Daniele
LA VIA Federico
LATTANZI Stefania
LUCERI Camilla
MANCINI Francesco
MARRONE Donato
MASOTTI Marina
MECONI Mauro
MICCI Alessandro
MONACELLI Gianluca
MORGANTI Simone
MUSTAFA MOHAMED Rahma
MUZI Leopoldo
NESCI Michele
NOCCIOLI Carlo detto Nocchia
NOVELLI Bruno
NUCCI Daniele
NUZZACO Andrea
PICAZIO Mikaela
PIGNATTI MORANO DI CUSTOZA Clemente detto Pignatti
PIZZUTO Giuseppe
PUGLIESE Valerio
ROSETTI Andrea
ROSSI Federico
SCORDAMAGLIA Vittoria
SCORNAVACCA Valeria
SPAZIANI Luca
SPURIO Tiziana
TESORO SALVADOR Jerick Joshua
TOGNOLONI Emiliano
VECCHI Elvira Laura
VILLAGARCIA RAMOS Roselyn Gizel
VISONE Tommaso
WANG Wei Zhong detto VANG
YOUSSEF Najat


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POLITICA
Under30
12 marzo 2008
Under 30 è anche quì, e anche quì.


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UNDER 30 Per Rutelli
11 marzo 2008
SIAMO QUI.



POLITICA
Lista Under 30, a Roma per Rutelli Sindaco
9 marzo 2008

E la ragazza della pizza al taglio si candidò nella lista under 30.

Lo ha raccontato lo stesso Francesco Rutelli all’Assemblea della Lista Civica. “Mi sono venute le lacrime agli occhi – ha detto il candidato sindaco – sono andato a prendere un pezzo di pizza nella mia solita pizzeria a taglio, la mia cena di questi giorni, e la ragazza che la gestisce, da dietro ai banconi appena mi ha visto mi ha gridato con slancio ed entusiasmo “ Ah Francé , io mi candido nella lista under 30. I giovani vogliono esserci, vogliono conquistare il cuore della città”. Lo dicono anche i sondaggi, il prossimo aprile un’ intera generazione di neo elettori viene chiamata alle urne, ed in alcuni casi ad un doppio impegno di voto, quello politico e quello amministrativo. Una nuova lista dedicata interamente agli under 30 sta nascendo a sostegno del candidato Sindaco Francesco Rutelli e costituirà anche un’ottima scuola di formazione politica che farà esperienza nel governo quotidiano della città.


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POLITICA
Roma merita ascolto; fammi sentire la voce
7 marzo 2008
I soci, i lettori, i simpatizzanti di Marioemario sono invitati all'aperitivo al Caffè Letterario di questa sera.

Marioemario




Fammi sentire la voce, ascolta i video e commenta
3 marzo 2008
POLITICA
fammi sentire la voce, questa sera
29 febbraio 2008

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POLITICA
Fammi sentire la voce
28 febbraio 2008

Venerdì 29 Febbraio ti aspettiamo al Baretto di Via Garibaldi 27 F (A metà della salita, fuori della ztl) ad accoglierti troverai un computer ed una web cam pronti ad ascoltare la tua voce.

Ti invitiamo a presentarti con un'idea per la città, frutto della tua esperienza quotidiana di ragazza o ragazzo che vive, studia o lavora a Roma. Tutte le clip verranno raccolte in un blog www.fammisentirelavoce.ilcannocchiale.it e su ciascuna si aprirà un dibattito in rete. L'obiettivo è ascoltare i giovani romani e comprendere quali siano i temi di maggiore interesse. Le proposte che raggiungeranno il maggior consenso saranno poì presentate Venerdì 7 Marzo in una serata al caffè Letterario.

Siamo alla vigilia di elezioni importanti per la nostra città e il nostro paese ma crediamo che prima di decidere come impegnarci e cosa votare sia necessario confrontarci sul perchè lo facciamo e su cosa vogliamo che realizzi il prossimo sindaco di roma. Insieme ad un gruppo di amici, più o meno impegnati, abbiamo accolto con attenzione la proposta di Francesco Rutelli, candidato sindaco del centro sinistra, sulla creazione di una lista di giovani per le prossime amministrative ma prima di decidere se partecipare a questo progetto abbiamo pensato a questa iniziativa per metterci in discussione e aprire un dibattito innovativo sui temi concreti uscendo dall'autoreferenzialità che contraddistingue spesso la politica, e i giovani che fanno politica. Il rinnovamento generazionale non è un valore se a nuove facce non corrispondono nuove idee e un nuovo modo di fare politica.

Ti aspettiamo Venerdì,

Mario B
Mario C
Mario N
Ezio Mario
Mario Macaluso

La parola fine - Al fianco di Riccardo Luna
13 febbraio 2008
Ho un rapporto complicato con la parola fine.
E' una parola che non piace, che maneggio con difficoltà.
Mi abituo alle cose, mi affeziono. Mi diventano, spesso, indispensabili.

Una delle mie abitudini, da parecchio tempo, è la lettura de "Il Romanista".
Un giornale serio, credibile, appassionato. Chi non tifa non può capire.
Un prodotto di qualità, ma soprattutto una esaltante scommessa imprenditoriale. Quella di inventare uno spazio di mercato, in un settore asfittico come quello editoriale, che sembrava impossibile creare. Eppure il Romanista ce l'ha fatta. Va avanti da quattro anni, occupando uno spazio preciso nella vita della città e dei romani.

Un progetto che ha spiccato il volo, una linea editoriale coraggiosa.

Molto, quasi tutto, per l'idea, la temerarietà, l'intelligenza di un direttore: Riccardo Luna, il Romanista.

Ora dopo quattro anni, come denuncia in questo struggente editoriale, il giocattolo si è rotto.

Per colpa di meccanismi oscuri, di personaggi loschi, di frange pericolose, di una società che guarda dall'altra parte, di giocatori timidi.

Questo è un grido di protesta. Di un lettore affezionato ad un giornale e al suo direttore. Ed è un abbraccio di solidarietà e amicizia, per l'ingiustizia che sta subendo.

E seppur sia per me così difficile, dico la parola fine.

Non lo leggo più il Romanista, senza Luna.

Senza Luna, il Romanista non c'è più.


Mario N.



Quando ero piccolo, ma piccolo veramente, accanto al letto mi ero incollato una striscia di Peanuts. C’era Linus che diceva: «Sai, tutte le cose belle devono finire». E Charlie Brown ci pensava un po’ e poi chiedeva: «Sì, ma quando cominciano?». La mia cosa bella, anzi la bellissima e irripetibile storia d’amore con Il Romanista, è iniziata in un giorno preciso. Esattamente quattro anni fa. Era il 13 febbraio e faceva freddo proprio come oggi. Mattina inoltrata. Entrai in una stanza piena di scartoffie al tribunale di Roma, sezione per la stampa. «Vorrei registrare una testata», dissi. «Nome?». Il Romanista. L’impiegata si illuminò, doveva essere tifosa anche lei. Nel modulo c’era uno spazio bianco per il nome del direttore. Scrissi il mio: Riccardo Luna. Ero emozionato, ma non avevo idea, quel giorno, di quanto sarebbero stati intensi, faticosi, emozionanti, gioiosi, allegri e a volte disperati i miei giorni da quella mattina di febbraio. Fino ad oggi.

Nei miei venticinque anni da giornalista ho avuto tante soddisfazioni. Sono stato fortunato. La vita mi ha dato l’opportunità di fare il lavoro che sognavo di fare da bambino. E di farlo bene. Vorrei continuare a lungo. Ma niente è stato così importante per me, come questi quattro anni appena compiuti. Insieme a voi ho fatto nascere e crescere Il Romanista e questo nessuno me lo potrà mai togliere. Nessuno lo potrà cancellare. L’ho fatto con tutto il cuore che avevo, con la passione giornalistica che mi ha trasmesso mio nonno e poi mio padre, con quel coraggio - che mi viene non so da dove - di battermi sempre per una causa giusta, anche se spesso è una causa persa. Forse quel coraggio me lo avete dato voi. Ho scritto tante cose su queste pagine, ogni volta con l’emozione di sapere che dall’altra parte c’eravate voi a leggermi, e sullo sfondo un’idea da sostenere, anzi un sogno. Il quotidiano dei tifosi più tifosi del mondo. Come suona bene. Come non esserne fieri. In questi quattro anni abbiamo fatto un miracolo: io e voi, tutti quelli che mi hanno aiutato, tantissimi, non li scorderò mai. Abbiamo creato dal niente un quotidiano nel quale nessuno credeva. Doveva durare un mese, dicevano, e siamo ancora qui. Siete ancora qui. Perché oggi io scendo, senza di me il viaggio sarà più facile e il giornale potrà crescere per arrivare dove merita. Dove ho sempre pensato di poterlo portare. Ci arriverà, ci sta già arrivando.

Io scendo qui e mi costa moltissimo. Ma penso che arrivati a questo punto sia la cosa giusta. L’unica cosa da fare. Vedete, dopo quel 13 febbraio 2004, quando giravo la città con una valigetta e dentro un progettino di business in cerca dei soldi per cominciare, avevo chiaramente in testa cosa volevo fare. Un giornale che fosse la casa di tutti i romanisti, un posto dove incontrarsi, parlare, difendersi da chi ci vuole male, e gioire per le vittorie. Insieme.

In realtà in questo ultimo anno in particolare le cose non sono sempre andate così. E’ difficile spiegare senza fare polemiche o creare altri equivoci, ma provo a dirvelo con una metafora. C’è qualcuno che tutte le mattine sui muri di questa casa che abbiamo costruito scrive cose offensive. Ci diffama sistematicamente. Senza che nessuno lo fermi. Attirandoci fette di odio quotidiano, circoscritto, per carità, ma ingiustificato. Fa male, l’odio. E c’è qualcun altro che ha convinto il lattaio a non portarci più il latte la mattina: ora, una mattina puoi fare a meno del latte, anche una settimana forse, ma dopo un po’ diventa dura. E c’è ancora qualcuno che ha tagliato i fili del telefono e così da quasi un anno non possiamo parlare con i nostri interlocutori. Ci è vietato. Bizzarro per chi fa questo mestiere non poter parlare no? Ora a me non interessa parlare di qualcuno, mi interessa soltanto il bene di questo giornale, di voi lettori che ci dimostrate affetto come se fosse vostro, e di quelli che ci lavorano. Questo conta.

Per questo ieri sera ho convocato la redazione, i miei ragazzi, e gli ho detto quello che non gli avrei mai voluto dire: Mi dimetto. Ingoiando la mia solita lacrima da sentimentale, ho subito aggiunto: per voi sarà meglio, con questa mossa voglio favorire una riconciliazione fra tutti i romanisti. Una nuova alleanza. Che renda il giornale più forte.

Quando abbiamo festeggiato il terzo compleanno, il 10 settembre scorso, il sindaco Veltroni ci ha scritto una lettera bellissima, ci ha detto che oramai eravamo, siamo, «un patrimonio della città». Ecco, io vorrei che questo patrimonio fosse difeso e aiutato da tutti, perché è di tutti. La casa di tutti i romanisti. Da oggi senza alibi per nessuno.

Vorrei che l’As Roma potesse finalmente capire ed essere fiera dell’esistenza del Romanista, perché solo i tifosi della Roma sono così speciali da mantenere in vita un giornale. E questa è una cosa che tutto il mondo ci invidia, sono venuti dal Giappone a intervistarci e mentre erano qui si guardavano attorno sbalorditi. Come fate?, ripetevano. Facciamo. Ce l’abbiamo fatta. E oggi che vi saluto e vi scrivo forse per l’ultima volta non sono neanche triste. Non devo essere triste. Ragazzi, noi e voi ce l’abbiamo fatta. Ora tocca a qualcun altro andare avanti. E’ la vita.

Nell’ultimo film di Dustin Hoffman, c’è Natalie Portman che gli chiede: «Perché devi andare via? Perché deve finire la tua storia?». E lui: «Perché solo se una bella storia finisce, ne può iniziare una più bella». Ecco. E’ tutto. Buona fortuna, Romanista. A quelli che restano qui, a via Barberini 11 dico solo, forza ragazzi, fate un grande giornale come solo voi sapete fare, siete una squadra fantastica, oggi avete conquistato un altro lettore.

Riccardo Luna


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permalink | inviato da marioemario il 13/2/2008 alle 12:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Duecento
16 gennaio 2008

Grazie Capità.
Grazie davvero.

Mario N.





Con lui s'è alzata in piedi la Storia
di Tonino Cagnucci per Il Romanista

Quando s’è alzato dalla panchina, oltre alla Sud, pure il Piave ha mormorato. C’era un 24 maggio da conquistare. I quarti per la finale. "Coppa Italia sarà" cantavano i soldati.
Quando Francesco Totti s’è alzato l’ha fatto anche la Roma. Insieme, senza far niente altro che entrare. Nella storia. Perché sono la stessa cosa. Totti e la Roma.
È stato uno dei quei rari casi che capitano nello sport: Mohammed Alì battè Foreman già prima di salire sul ring di Kinshasa, anche lì c’era il mormorio ("Alì bumaye") della gente che l’aveva visto tirare due pugni al vento e parlare di farfalle contro il gigante lento. La Roma cominciò a vincere lo scudetto il giorno che comprò Batistuta: bastava il fatto, la presenza, il peso specifico, la dimensione. Il nome. Totti. È bastato che si alzasse perché la Roma si alzasse. Ha segnato prima di quel piatto destro da prefisso hard (199) e orgasmo infinito, e prima di quel rigore dovuto per mettersi in posa per la storia. Manco Fonzie ha mai fatto tanto. Duecento volte happy days. Era passata inutilmente un’ora di partita, e a quel punto la stagione a qualcuno poteva addirittura sembrare finita. O scudetto o Champions, o magari tutte e due, ma più difficilmente anche solo uno dei due. Poi quando è entrato lui è cambiato tutto, e una notte che per troppi inzialmente sembrava banale, poi soltanto triste e grigia e brutta, è diventata addirittura fenomenale (20.000 spettatori sono tanti nel calcio moderno, ma pochi se sei romanista, perché se sei romanista è de più. E non regge nemmeno la scusa che stavolta su La7 non c’era nessuno dei nuovi dj del pallone, ma il Signor Bruno Pizzul: "il grande mercoledì è arrivato...", disse quella volta). Quattro a zero e casa, giusto per citare l’autore di questa storia cominciata il 4 settembre di 14 anni fa e chissà quando finirà. The neverend history... Se basta alzarsi dalla panchina per segnare, arrivare ai mille e passa di Pelè è addirittura una probabilità prossima. Quando l’ha fatto, stanotte, adesso, poche ore fa, a quel punto la notte è diventata dei campioni, l’ottavo l’ottovolante per volare, e in un tempo rimonte da Dundee o da Jena, e un ricordo speciale a piogge da "che sarà sarà" trasformate in sole, o lacrime di Giuseppe Giannini contro il palo in finale. Contro il Torino. Pure nell’80 c’era Pizzul a commentare Toro-Roma. Era tanto.
Non era poco quello che la Roma si giocava, era tutto questo e molto altro: la mentalità giusta, la "doppia" contro Cassano, il restare su tutti i fronti tutti (e il Piave mormora), l’onore di una cerchietto tricolore da tenersi stretto-stretto sopra il cuore. Inni a San Siro, e che c’è di male se siamo stati tutti là. È da quando ha lo scudetto sul petto che la Roma supera dritta il primo turno di questa Coppa che vale tanto più di una coccarda. Punta alla quarta finale di fila, punta alla doppia vittoria di fila: quando lo fece inaugurò il ciclo più bello della sua storia: era un’epoca di sogno, in cui le finali di Coppa Italia si giocavano anche in una gara secca, in una finale, all’Olimpico, non a San Siro. Che c’è di male siamo andati sempre qua.
Quando s’è alzato dalla panchina s’è alzata la Roma che pure va applaudita tutta, a cominciare da Cicinho che c’ha messo (e c’ha lasciato) le palle sulla linea per non farli segnare; Doni, anche lui adesso sempre primo portiere; Giuly che è un altro fumetto (Topolino) e schioppetta champagne quando corre sprinta e se ne va; Spalletti che ha rindovinato tutto (e tra le cose più belle c’è - a fine partita - la sua esultanza in un pugno); De Rossi che per la prima volta nella sua stupenda biondissima storia ha avuto l’emozione di tenersi al braccio la fascia mentre la Curva cantava "C’è solo un capitano": perché entrava. Duecento gol incominciano a essere un numero, un’occasione rispettata con la storia, una data e un altro appuntamento. Il 24 maggio, se finale sarà, se Coppa Italia sarà, giocheremo in casa: e il 24 maggio non passa lo straniero.


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permalink | inviato da marioemario il 16/1/2008 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
POLITICA
W il Papa
11 gennaio 2008



Diamo a Cesare quel che è di Cesare, diamo a Ratzinger quel che è di Ratzinger.

Se il sindaco, a Dicembre, ha accettato di recarsi personalmente e per tramite di intermediari in Vaticano a discutere di diritti civili, il Santo Padre ha oggi ogni diritto di lamentarsi per il degrado della città, per i problemi dei poveri e delle giovani coppie. Se è politica, che politica sia.

W il Papa, quindi.

Con osservanza,
mario b

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"Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così.
La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta.
Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine."
Francesco De Gregori









Mario Tony N.

Today, the fresh challenges beckon.
In 1997, we responded. In 2005, we have to respond again. Some day, some party will make this country at ease with globalisation. Let it be this one. Some day, we will forge a new consensus on our public services. Let it be us who believe in them and let us do it now. Some day, some party will respond to the public’s anger at the defeatism that has too often gripped our response to social disorder. Let it be the Party that understands compassion as well as firmness is the only way a true community can be made. Let ours be the Party, the one with the values of social justice, equality, fairness, that helps Britain turn a friendly face to the future. When we made a decision about bidding for the Olympics, I’ll be honest. I didn’t think we could do it. But I also thought, come on, at least give it a try. And it was a risk. But we proved something important in taking it. That Britain was a country not just with memories but with dreams. But such nations aren’t built by dreamers. They rise by the patient courage of the change-maker. That’s what we have been in New Labour. The change-makers.
That’s how we must stay. hen the fourth Election can be won and the future will be ours to share.
Tony Blair 
27 september 2005
Labour Party Conference



Mario Gordon B.


Direttore di banca: dottor Di Girolamo, posso farLe una domanda? È una curiosità personale

Di Girolamo: Prego.

Direttore di banca: perché ci tiene così tanto che i suoi soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta soldi?

Di Girolamo: non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.

 
Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"
Robert Kennedy

Non c'è vergogna nell'essere felici.
Ma c'è vergogna nell'essere felici da soli.
Albert Camus, La Peste

Se l'uomo fosse più buono, potrebbe guardare le stelle.
Mario b


Due anni fa, in prima magistrale mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita.
Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.
Strisciavo alle pareti, per non essere visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia della mia famiglia.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.
I contadini del piano mi parevano sicuri di sè. Gli operai non se ne parla.
Oggi ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi.
E la timidezza dei poveri è un mistero più antico.
Non glielo so spiegare io che ci sono dentro.
Forse non è ne viltà ne eroismo. E' solo mancanza di prepotenza. ...
Lettera ad una professossoressa - Scuola di Barbiana







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